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e' il 27/05/07.. h.13.33
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indosso... il pigiama
ascolto...
i Dinosaur Jr.
chattando con... nessuno e smanettando con emule vogliosa di nuova musica
pensando che neanche stanotte ho dormito abbastanza...

 

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sabato, agosto 30, 2008


Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

"L'apocalisse non sarà terribile come pensiamo", ha dichiarato al Weekly World News lo studioso della Bibbia Parker Creaston. Il disordine sarà attenuato da un breve periodo di quiete, a cui seguiranno "la pace e l'armonia universale". Allo stesso modo, Bilancia, la paura di un imminente caos nella tua sfera personale si rivelerà eccessiva. Per un breve periodo dovrai affrontare carenze, inconvenienti e ingorghi metaforici, ma scordati le montagne di fuoco, il mare che diventa sangue e le orde di cavallette che spuntano da abissi senza fondo. Sono sicuro che non ci saranno.


sklero di delle 2:29:00 AM 

giovedì, agosto 28, 2008

Appuntamento dalle parti del pratello alle 21.30.
"Ciao Cicia, ti trovo raggiante".
E chi se lo aspettava.

Giornata iniziata male. Un salto dalla Miky per parlare dei futuri stage, uno in Sala Borsa per prendere "Quando Teresa si arrabbiò con Dio".
Mezz'ora dopo abbandono H&M con un sacchetto in mano. Lo shopping compulsivo da teenager fa sempre bene. Bottino: una camicia verde a stelline nere, e una gonna corta viola a balze, sempre a stelline nere, qualche fermaglio per i capelli. Un paio di calzini fuxia. Schizofrenia dei colori e della mente. Ogni giorno, ogni ora, ogni momento ha un suo colore in un infinito gioco di travestimenti. E non vogliamo certo farci cogliere impreparate.

"Ehi bellina".
Svegliata da un bacio. Un leggero tocco freddo che mi riporta alla realtà.
Sono le 7.30, i piccioni tubano sul suo balcone. Controllo lo stato del mio maquillage nello specchio in sala e usciamo.
Metto in moto lo scooter e percorro via Andrea Costa andando incontro al sole nascente. Intravedo solo sagome in controluce, spero di non investire nessuno. Lo stomaco annodato per il freddo. La felpa che indosso è troppo leggera. Arrivo sotto casa, non c'è posto. Parcheggio in una viuzza laterale e sfilo fino a casa. Matita ancora tatuata sugli occhi, sigaretta in mano e crampi allo stomaco. La luce del mattino è diversa da tutte le altre. Qualche uomo semi-addormentato davanti a un bar semi-vuoto. Punto gli occhi sulla nuca di un ragazzo alla fermata del bus. Si volta di scatto come se l'avessi punto, con quello sguardo. Chissà perché quando fissi la nuca di qualcuno poi finisce per voltarsi. Chissà perché esistono rari individui sempre vestiti della luce giusta.
Chissà perché mi sento sempre più bella quando torno al mattino sfatta, con il trucco un po' sbavato e la sigaretta in mano. Mi osservo da fuori e ciò che vedo è la ragazzina problematica di sempre. Che entro un paio d'ore dormirà angelica o sarà tornata donna...

sklero di delle 8:33:00 AM 

sabato, agosto 23, 2008

In questa Bologna, rossa, afosa e deserta.
Neanche troppo rossa. Neanche troppo afosa. Ne' troppo deserta.
Lo stendino con i panni stesi a luglio ancora in mezzo alla stanza. Il tappeto colorato trasformato in un armadio, con lo zainone e le borse aperte e parei, abiti, accessori sparsi sopra. Godiamoci ancora un po' l'aria di vacanza. Come la mia stanza a Lipari trasformata in un deposito bagagli, un caotico guardaroba collettivo. Marta vi entrava furtiva, neanche troppo, e impazziva. Cercava sempre di tirare su la bottiglia con la sabbia di Stromboli e portarla in giro per la stanza, con quelle sue braccine piccole ma forzute. Rubava la mia collana azzurra dal cassettino in bagno, fissava le collane colorate che portavo intorno al collo, nascondeva la preziosissima melanzana trafugata in cucina sotto la mia gonna lunga a fiori rossi. C'è chi cova uova e chi cova melanzane.
Poco più di un anno di vita, sorridenti occhi castano-grigi e insofferenza ai limiti. Lei nel box non ci vuole stare. Mi manca quel suo trotterellarmi intorno per casa, i sorrisi mentre le canto la canzone del mago pancione inventando metà delle parole. Ripenso al suo "Iaia!" forte e quasi rabbioso mentre salgo sulla nave. Decido di non voltarmi, perché fa troppo male. Quel Iaia arriva dritto allo stomaco come un grido d'amore, come un'accusa, come un appello disperato.
Tornerò presto piccola, te lo prometto.

Sono su un barcone, uno di quelli tristi e funerei che riescono a portare 80-100 turisti tutti insieme verso una gita che è più un sequestro che un viaggio. Seduta a prua, mi sporgo nell'attesa di una goccia, un'onda, un segno che mi faccia capire che il mare non è così lontano, che l'interno di questa barca non è così asetticamente separato dall'acqua. Fisso le onde, mi lascio incantare dai riflessi come fili d'argento, dalle piccole biglie scintillanti che esplodono una dopo l'altra verso l'alto per poi confondersi con il tutto. Vorrei fotografarle, ma sono come ipnotizzata. Vorrei condividere l'ipnosi con qualcuno ma sono conscia della difficoltà della mia impresa. Abbandono l'idea e mi lascio ipnotizzare docile. Gli arti atrofizzati dall'immobilità prolungata, il mio corpo non esiste più. Solo fili d'argento e biglie scintillanti, ogni tanto le parole moleste del comandante nel megafono.

Lasciarsi andare in mare. Fare il morto. E' così naturale. Eppure, da piccoli, bisogna impararlo.
E me ne sto così, lasciandomi galleggiare, vestita di sole e pensieri strani, con le orecchie piene di rumore di mare e di nulla. Attimi che sembrano infiniti, minuti che vorrei gridare al mondo. Sssshhh ssshhhh.

Fra continua a cercarmi, ma non ci sono per nessuno. In ogni caso non per lui. Yoash mi chiama, vuole sentire la mia voce. Mi chiede quando tornerò a Bologna. Mi ritrovo a mentire, con un vago senso di colpa. Fanno entrambi parte di un'altra vita. Una passata, l'altra possibile.

Oggi chiamo G., gli chiedo se posso passare a salutarlo. Ma ha un problema. Un problema che è uscito a prendere un caffè ma tornerà presto. Sempre lo stesso problema a cui accennava prima delle vacanze. Gli ho voluto bene. A volte avrei voluto vederlo più spesso, ma voler bene a G. significa capire quanto sia libero, significa volergli bene proprio perché è così libero. Proprio perché è uno che sparisce per giorni, settimane e poi ti chiama quando meno te l'aspetti e in 10 minuti è sotto casa.
Gli dico che son tornata. Che tra qualche giorno arriva A., che mi ha chiesto di ospitarlo. Mi chiede "Perché lo ospiti? Non lo conosci".
Le parole mi colpiscono come uno schiaffo. E' poi vero che non lo conosco?
Cosa significa conoscere qualcuno?
Sento di conoscere A. molto più di G. Non è questione di tempo. Non è nulla di quantificabile. Mi sento vagamente agitata. Non sarà mica pericoloso? Non mi ero mai posta il problema.
Eppure in erasmus ti ritrovi a ospitare gente che non conosci neanche, che non hai mai visto. E che in un batter d'occhio fa già parte della tua vita.
Decido di ignorare G. e sento che è la cosa giusta.

Domenica scorsa me ne stavo chiusa in camera mia annoiata. Guardavo filmati di Carmelo Bene che distruggeva nell'ordine Costanzo, la Parietti, Dio. Mi annullavo di fronte al genio. Pensavo però a quanto sarebbe stato bello essere in barca con Mariano. La Tanina, che mi piace più della mia casa. Che ha sempre una sua dimensione particolare nella quale riesce a trasportarti. Lo dico a mia sorella, lei si arrabbia. Mi rinfaccia che Mariano deve lavorare e non posso certo pensare di occupargli un posto inutilmente. La sua mancanza di sensibilità mi ferisce. Cerca di farmi sentire stupida ma non ci riesce. E' lei a non capire.
[ Ho sempre saputo di avere una percezione distorta della realtà. Ma me la cavo bene. I giorni possono essere manti neri che mi avvolgono o favole scintillanti. E va bene così.
Bologna non è la stessa di un tempo e io so perché. ]
Rimango sola in casa, dopo un po' il mio cellulare squilla. Lo recupero dal davanzale della finestra del soggiorno buio. Rispondo. E' lui. Mi chiede se mi va di andare in barca l'indomani, c'è un gruppo di ragazzi romani della mia età. Una di loro, Maddalena, l'ho già conosciuta la settimana precedente. Lo ringrazio e ricomincio a sorridere.

La sera dopo sono a cena dai ragazzi in una casa splendida a Quattrocchi, uno dei punti più panoramici dell'isola. Quasi un open space candido e arioso, con la terrazza e silenzio intorno. Li invidio un gran bel po'. Il cous cous preparato da papà Orso è buonissimo. Non so se posso già chiamarlo papà Orso, ma è troppo il suo nome. Forse parlo poco, forse no. Mi ritrovo alle 2 sola con L., a parlare e bere vodka. E' tenero, di solito non mi piacciono i biondi ma lui ha qualcosa. Non so se ho voglia di baciarlo, ma forse è più si che no. Non so se ne ha lui, trovo quel suo sorriso indecifrabile. Finisco la mia vodka. Gli chiedo di mettere in moto il vecchio scarabeo che mia sorella non ha mai imparato a guidare senza smettere di considerare suo - e che io, quest'estate, non riesco mai a far partire - e volo via verso il centro, verso casa. Mi addormento con una strana sensazione allo stomaco.

Il giorno dopo andiamo a Vinci. E' bella un po' solo alla fine della giornata, quando la piccola baia inizia a svuotarsi e il tramonto si avvicina. Dopotutto, siamo ad agosto. Non pretendiamo mica di avere queste meraviglie tutte per noi.
E invece si.
Mi chiama A., mi dice che il 25, 26 al massimo, torna a Bologna. Mi chiede se posso ospitarlo per qualche giorno. Mi ascolto rispondere che si tratterà di un sequestro. Da quando sono diventata così sfacciata? In fondo nemmeno lo conosco. Ma allora mica lo sapevo. Mi parla di un certo giornalista con cui parlava qualche sera prima, la linea è disturbata, non riesco ad afferrarne il nome. Mi dice di aver letto il messaggio che gli ho inviato qualche settimana prima su myspace. E' in vena di complimenti. "Scrivi molto bene, sei un genietto". Non so se è vero, era solo qualche frase sparsa.
Più tardi, mi verrà in mente la mia insegnante di musica delle medie. Mi incoraggiava a scrivere, probabilmente perché aveva capito che con la musica, io, ero negata. Ripenserò all'unica canzone di 3 note che sapevo suonare con il flauto, prima di capire che non sarei mai riuscita a suonare altro. Ripenserò a quando cantavo, quando ancora avevo un po' di voce, e non sapendo leggere le note fingevo di farlo imparando tutto a memoria. Aprendo le orecchie come delle antenne paraboliche. Non credo che a lui avrò mai il coraggio di raccontarlo.
Decido di anticipare di qualche giorno la partenza e prendere la nave per Napoli con i miei nuovi pallis romani.

E' mercoledi. Andiamo a Panarea e Stromboli con la Tanina, tutta per noi anche stavolta. Mariano non ci va quasi mai, ma fa un eccezione per i ragazzi. E' bello quando delle persone che si conoscono poco scoprono di essere magicamente in sintonia. Quando con poche parole riescono a condividere storie diverse, attimi di vita. Quando repentinamente ti fanno venir voglia di fare qualcosa che non pensavi di fare.
Ammiriamo le isole, rosoliamo al sole, scattiamo un sacco di foto non in posa. Cerchiamo di spalancare gli occhi e catturare quest'ultimo giorno di vacanza. Leo e Niccolò con le loro reflex digitali, io e Ale fedeli all'analogico, Debora con la sua timida digitalina. Nuotiamo a Panarea in un angolo miracolosamente libero da troppe imbarcazioni. Maddy, o forse Ale, risponde al telefono. Dice "sono in Paradiso". Ed è vero. L. nuota lontano, mi inquieta un po' non sapere dove sia. Io e Ale armate di maschera e coltello partiamo alla ricerca di ricci. Riusciamo a prenderne 5 più una patella. Scivolo con le pinne su uno scoglio viscido, rischio di finire con il sedere sui ricci ma mi salvo per un pelo. Nuoto stringendo la busta con il bottino, ogni tanto mi pungo un po'. Mi riposo su uno scoglio ruvido, accanto a L. che è tornato dai suoi giri e recupera la "mia" maschera scivolata giù mentre ero distratta. Parliamo un po'. E' strano rimanere sola con lui. Questa situazione è un po' come una strana danza di cui è difficile capire lo scopo. Ancora non so che poco dopo, tornati in barca, troveremo Mariano davanti a un secchio colmo di ricci, che L. me ne passerà uno sorridendo, che dall'alto della scaletta fotograferò i suoi gesti. Che dopo meno di un'ora, in viaggio verso Stromboli, saremo nuovamente soli a raccontarci frammenti di vita, a sfiorarci le piccole cicatrici sul viso, e che presto mi guarderà con quei suoi occhi grigi prima di baciarmi. Che 2 giorni dopo, lasciando Roma, verserò qualche lacrima per lui, che nel frattempo sarà già diventato il mio piccolo palli de Roma...

sklero di delle 8:44:00 PM 

giovedì, agosto 14, 2008

Correvo tra i giorni felice. Single convinta, sorriso zen perenne. Inviti, possibilità, telefonate, nessun obbligo ne' responsabilità.
All'improvviso arriva lui e, subito dopo, le vacanze. E io non son più così sicura di niente...

I viaggi possono iniziare bene, continuare male, finire colmi di rimpianti ma rappresentare anche un punto di partenza nuovo, inedito. La famosa quiete dopo la tempesta. E' così difficile conoscere persino se stessi in questa terra di fuoco.

M. è un nonno così giovane. Lo vedi sempre abbronzato, con lo sguardo sereno e profondo, pantaloni bianchi e polo a righe, seduto su una sediolina in attesa di clienti. A volte fa il pescatore, a volte vive a Roma, a volte porta in giro i turisti con la sua barca.
Lei, quando arrivi al molo, la noti subito. E' la più bella di tutte. Ti basta salirci per una volta per capire che è diversa da tutte le altre. Che ha una storia lunga 53 anni, più di quella di M., e che non può svendersi ai turisti qualunque, ma solo a chi lo merita, a chi sa amare il mare, la barca. A chi sa farsi assorbire dal paesaggio senza troppe parole.
Forse è per questo che, ad agosto, M. non lavora poi tanto.
Vorrei aiutarlo ma non so se sono in grado. Tra 2 settimane tornerò a lavorare a Bologna, non mi sento molto bene e forse è il caso che raccolga le energie.
Un briciolo di senso di colpa però, non riesco a mandarlo via.
Abbiamo tutti delle contraddizioni.
M. ama il mare, è triste per le tartarughe che alle Eolie son quasi sparite, per la fauna che cambia, per aver ferito per errore un polpo che un tempo avrebbe ucciso senza pensarci. Ti parla di questo e altro con occhi tristi, mentre fuma una sigaretta che poi spegne in un bicchiere di ferro che tiene sempre davanti al timone.

Il sogno di V. è costruire penne di lusso con il tornio. Ne ha comprato uno, piccolo, che sta imparando ad usare. La gente lo prende un po' in giro.
Ci riuscirà mai?

M. non ha grandi sogni, o forse non lo so. Lei ha una bimba, ogni tanto cerca di fare qualche esame, pensa di laurearsi, un giorno. Ma la sua vita non è poi cambiata così tanto. E' davvero ciò che vuole o ha dei rimpianti?

sklero di delle 5:42:00 AM 

venerdì, luglio 11, 2008

Sempre di corsa tra il lavoro di bidder, i set, le birre con gli amici e la mia casetta, con una media di 3-4 docce al giorno considerate le temperature bolognesi, non ho quasi più neanche il tempo per dormire. Apprendo nuovi mestieri, nuovi ruoli, assorbo informazioni come una spugna. Mi cimento con proiettori roventi, fogli di edizione, foto di scena e nuovi volti, nuove storie, nuovi posti da esplorare.
Amplio le mie conoscenze bolognesi, scorrazzo per la città in scooter come una mina impazzita, nel poco tempo libero corro dagli amici o gironzolo per casa seminuda.
E in tutto questo correre, questo susseguirsi di immagini, nozioni, progetti, abbracci, sorrisi, parole, notti insonni, telefonate e conoscenze fortuite, sono felice. Mi lascio trasportare dalla corrente e vorrei che le vacanze non arrivassero mai. Perché per me la vera vacanza è questa vita. Anche se torno con la schiena a pezzi e gli occhi gonfi, anche se la sveglia è come una fucilata al centro della fronte, anche se tante mattine vorrei spegnere quell'aggeggio infernale e girarmi dall'altra parte. Ma poi mi bastano pochi minuti per saltare giù dal letto, zompettare per casa in slip (ma quant'è bello vivere soli? I pigiami non esistono più), scegliere cosa mettere, fiondarmi sotto la doccia, sgranocchiare un multicentrum, riempire la borsa che ormai è quasi sempre una valigia, afferrare le chiavi e correre fuori. Incontro a una nuova giornata. Che ci sia il sole o meno, poco importa.
Tutto ciò che è stato non esiste più. Tutto questo vivere tra i riflettori, maneggiando gelatine colorate e frammenti di vite altrui o fittizie mi riempie di luce. Una luce che brucia i contorni di ogni aspetto negativo della mia vita passata, e mi impedisce di guardarmi indietro... da un mese a questa parte si guarda solo avanti.

sklero di delle 8:25:00 PM 

martedì, giugno 10, 2008

Ed eccomi nuovamente qui, finalmente in possesso di una connessione e di un eee pc nuovizzimo e già pronto a un viaggetto in Spagna con la sottoscritta. ^_______^
Tornata a Bologna da poco più di 2 settimane, i miei buoni propositi sono andati già a puttane. Giorni e giorni sul set, uno in fiera come hostess in versione talleurcapellostiratotruccoimpeccabileescarpescomode, pochi giorni liberi (per fortuna, perché non ci sono più abituata), pochi scatti nuovi, 4 brevi visite di ex-valenciani, scorrazzamenti in scooter, troppe telefonate dell'ex sempre incazzato, chiacchiere in terrazza, birrette, abbracci, notti brave e conoscenze nuove e interessanti.
A febbraio ripensavo alla mia vita valenciana, a cosa volesse dire essere lì da un anno. A cosa fosse cambiato, dentro di me e anche intorno. Inutile dire che quel bilancio non l'ho mai fatto per mancanza di tempo, di voglia, di concentrazione, di capacità di sintesi. E, paradossalmente, mi è tutto più chiaro adesso che son tornata. Adesso che fuori dalla finestra ho tetti rossi anzichè alberi. Adesso che so che Valencia mi ha cambiata profondamente, e che me la porterò dentro per sempre. Adesso che i miei sentimenti sono perfettamente chiari. O quasi.
Ora che sono qui, di nuovo sola e padrona dei miei spazi e della mia vita, ho capito in che misura quest'anno lontana da Bologna abbia cambiato la mia percezione della realtà. Quanto poco di quella persona triste e poco entusiasta di tutto sia rimasto.
Ho smesso di soppesare ogni cosa sui piatti di una bilancia. Ho smesso di avere paura di non piacere alle persone che stimo, e di uscire con persone che non stimo solo per noia o perché sembra più semplice.
Ho capito che amo la gente, ma se sto sola non mi anniento più.
Ho capito che nella vita non è indispensabile negoziare. Che si può star bene davvero, e non è poi così difficile come sembrava un tempo.
Ho imparato a non conservare proprio tutto, perchè il passato bisogna lasciarlo andar via. E ho capito che talvolta gli addii possono essere necessari, e persino indolori.
C'è stato un tempo, qui a Bologna, in cui uscivo e non mi divertivo. Mi ritrovavo a osservare la gente vivere, a invidiarla. Ora non ho più molte ragioni per farlo.
Nei miei cassetti conservo oggetti rotti da una rabbia cieca di qualche anno fa. Chi ero?
Non ricordo bene. E forse è giusto così.
Domani torno a Valencia. Solo una settimana per riabbracciare i miei amici, riempire le valigie vuote, sostenere l'esame di fotografia, andare dal dentista e riprendere il volo. Chissà come sarà. Mi sembra tutto così lontano. Eppure è passato solo un mese...

sklero di delle 8:30:00 PM 

mercoledì, maggio 21, 2008

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sklero di delle 2:17:00 AM 

Dopo ore di parole e rumore, scende il silenzio su questa casa. Esco con la scusa dello scooter da recuperare. Mi siedo su un muretto. Davanti a me un furgoncino verde brillante, e la luce del supermercato chiuso puntata dritta negli occhi. Neanche qui si vedono le stelle. E' un'isola con il cielo da città. Mi mancano la Nally e le sue attenzioni, le sue battute taglienti e la sua capacità di non annoiare mai. Zolpho con il suo sorriso rassicurante e le sue facce buffe, la sua capacità di trasformare tutto in un gioco. Michele e quel suo accento piacentino, gli occhi brillanti quando fa qualcosa che gli piace, la sua splendida abilità di farsi scivolare tutto addosso. Simonetta e la sua energia, la sua ironia, le sue manie strane e divertenti. Giulia, il suo romanaccio e le ciglia nerissime, quel suo fascino anni '60. Mi manca chi ha il coraggio di essere sempre se stesso e sempre diverso dai più. Chi ha il coraggio di non adagiarsi nei giorni tutti uguali. Chi la vita la vive come un gioco anche quando è pesante, lontano da tutte quelle stronzate di cui ci riempiono la testa. Chi sa come non prendersi troppo sul serio, per vivere davvero, e non si accontenta di sopravvivere come i più. Chi sa creare mondi nuovi, dare senso ai giorni e farti sentire bene.
Tornerò bimbi, ve lo prometto. E lo prometto anche a me stessa.

sklero di delle 1:21:00 AM 

lunedì, maggio 19, 2008

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sklero di delle 10:48:00 PM 

Sono nell'isola. Ancora per qualche giorno. Dovevo fare mille cose. Studiare, prendere il sole, scattare un sacco di foto, stare con la mamma. E invece non riesco che a trascorrere le mie ore di veglia davanti al pc. Facendo di tutto per sentirmi viva. Parlare con i miei amici. Ascoltare musica. Cercare annunci di lavoro che salvo. Ripropormi a vuoto di aggiornare il mio cv italiano. Smanettare con le foto. Aggiornare il mio myspace, aggiungere più contatti possibili. Quasi fosse una sfida.
Lontano da qui riesco a vivere una vita normale. Anzi, più che degna. Sole in terrazza e risate, incursioni in bici dal verduraio delle meraviglie che se spendi 4 euro ha un regalino per te o nei negozietti cinesi, pomeriggi di sole infinito, chiacchiere, abbracci, cene improvvisate ma sempre degne, film gratuiti al vives o sul divano di casa mia o dalla Nally. Fuori da qui sono una 26enne media, e molto felice. Ogni piccolo gesto si trasforma in un'avventura. Diventa qualcosa di scintillante e prezioso, come quando si è piccoli. Nonostante l'angoscia dell'università da finire, e il lavoro che non si trova, e i coinquilini (ormai ex, grazie al cielo) zulu'. E neanche zulu' buoni, come quelli della Nally, ma zulu' brutti e cattivi. Non so se più brutti o più cattivi. Diciamo che è una bella sfida.
Qui mi sento bloccata, incastrata. Cerco solo di non pensare. O pensare il più possibile cercando di ignorare il fatto che il mio corpo sia momentaneamente in un posto che non mi piace per niente. E che amo vedere solo sulle cartoline, o nei miei ricordi, o quando osservo il corso deserto durante la notte. Socchiudo la porta di casa piano piano, cercando di non disturbare il sonno leggerissimo di mia madre ne' di Biagio, che è sempre felice di correre fuori indipendemente dall'ora. Osservo il corso deserto e mi piace un sacco. Ripulito dalla gente. Dagli sguardi invadenti. Dai preconcetti. Dai rumori.
Amo il silenzio. Amo starmene per conto mio tutta concentrata su qualcosa. Molte volte mi sono chiesta come sarebbe stato nascere senza l'udito. E' una cosa terribile da pensare, lo so. Mi piacerebbe che le mie orecchie avessero un interruttore. Da tenere su OFF 2/3 della giornata. Mi piace la musica, mi piace ascoltare attentamente le parole. Canticchiare mentre faccio le mie cose. Mentre sono sotto la doccia o mi vesto, mentre cucino, mentre scorrazzo in scooter o in bici, mentre semplicemente me ne sto sdraiata sul letto a pensare a tutto e niente. La musica è magica. Ma sono i vicini a metterla su non lo tollero. Alzo il volume o metto le cuffie.
Mi piace avere il controllo assoluto della situazione. Solo chi amo davvero è libero di improvvisare. Di parlare ed essere ascoltato, di mettere su la musica che gli pare, di ridere a squarciagola. Non sopporto i bambini che piangono. E i genitori che si indispettiscono se sbuffi. I bimbi son fantastici quando ci si mettono. Ma non tollero un pianto che duri più di un minuto. Quando avrò voglia di sentirne più a lungo metterò al mondo dei pargoli tutti miei.
Mi piace rosolare al sole. Mi fa sentire viva. Mi fa sentire bene. Mi piace vedere le mie mani ogni giorno più abbronzate, e le spalle piene di piccoli nei contrastare con le canotte bianche. Mi piace osservare come le mie occhiaie genetiche si mimetizzano nell'abbronzatura. Mi piace fissarmi dritta negli occhi allo specchio. Notare come brillano quando sono felice, o che strana luce triste assumono quando mi sento persa. Li fisso per almeno 10 minuti ogni volta. Come se cercassi di scrutare al di là di quelle pupille, come se lì dentro si nascondesse un tesoro. Mi piace leggere un buon libro al sole, circondata dalle piante, con i gatti che mi gironzolano intorno sculettando pigri.
Mi piace prendermi il mio tempo. E poi fare tutto di fretta perché se no rischio di fare tardi. Soprattutto se ad aspettarmi c'è qualcuno che amo.
Adoro osservare tutto. Scattare mille fotografie mentali. Anche scattare fotografie vere. Ma forse son troppo pigra per fotografare sul serio tutto ciò che vorrei non dimenticare.
La settimana scorsa ero al porto seduta su una panchina, circondata dalle valigie, in attesa che mamma tornasse a prendermi in auto. Osservavo un pescatore baciato dal sole. Davanti a se' il suo banchetto con le ruote, mentre cercava di vendere del pesce a un signore. Un signore con la pancia enorme, e una brioche col cappuccio appoggiata sul fianco. Seduto sulla panchina proprio davanti a me. O forse era una sedia, non ricordo. Capelli bianchi, 60-70 anni forse. Non è facile intuire l'età di quelle persone che stanno sempre all'aria aperta. Sembrano sempre più vecchie o più giovani. Papà era sempre abbronzato e tutti gli davano 10 anni in meno di quelli che aveva. Poi un giorno sono tornata a casa e non c'era più. Era in ospedale. E quei 10 anni in più che portava così bene gli sono piombati addosso tutti in una volta, nel giro di pochi mesi. Mi manca il rumore della sua vespa bianca. Ora è in un angolo del giardino coperta di erbacce e ragnatele. A volte penso che vorrei rimetterla a posto. Ma non ho soldi. E forse neanche la forza di sapere davvero che quel rumore non tornerà a farlo mai più. Insomma, c'era questo signore enorme con la brioche sul fianco. Non avevo mai visto un signore che mangia una brioche appoggiandola sul fianco durante le pause. E' una cosa poco igienica però affascinante. Mi sarebbe piaciuto fotografarlo. Mentre mangiava la sua brioche e contrattava con il pescatore-poeta, e cercava di vendere un rudere a Filicudi a un "forestiero", come li chiamano qui. Io i forestieri semplicemente non li chiamo. Perché ormai lo sono anch'io, in qualunque posto vada.
Mi piace chiudermi in me stessa quando qualcosa non va. Perché sono brava a lamentarmi, ma non dei problemi veri. Quelli cerco di far finta che non esistano. Anche se poi tornano sempre.
Mi piace pensare che un giorno farò qualcosa di importante. O forse sarò semplicemente felice, e libera. Ancora una volta. Ed essere felici non è un'impresa da poco.
Mi consumo gli occhi vedendo la gente trascinarsi stanca da un giorno all'altro, persone mediocri fare la stessa vita per anni e anni. I miei vicini, per esempio. Lei, a quasi 40 anni, è sempre lì tutta imbellettata e acida. Con la stessa musica truzza a palla. Chissà se qualcuno la sposerà mai, risparmiando a lei una vita vuota e a noi l'atroce ascolto della sua musicaccia. Ogni santo giorno isolano da quand'ero piccola.
Esiste gente che cambia, che va via, che torna diversa. Esiste gente che cambia pur rimanendo sempre nello stesso posto. E gente che viaggia ma non riesce a cambiare. E gente che vedrà lo stesso pezzettino di mondo per tutta la vita. Compiendo gli stessi gesti migliaia di volte. Giorno dopo giorno dopo giorno dopo giorno.
Io non so se son cambiata o no. Spesso i luoghi mi imprigionano. Vi faccio ritorno e mi ritrovo ad essere la persona che sono sempre stata lì. Mi fa paura.
A Valencia sono una persona migliore. Una persona di quelle che se incontrassi a una festa, o per strada, mi piacerebbe tanto conoscere. Sono sempre casinista e inquieta e fumo come una ciminiera, e non è che non mi lamenti mai, però mi piaccio. Nonostante tutto. Mi guardo con gli occhi delle persone che amo e mi amo. E amo le persone che incontro. Mi piace la gente. Mi piace fare cose strane sapendo che nessuno se ne cura. Mi piacciono persino quei tamarri dei valenciani. Mi piace condividere i miei spazi con chi amo, non me ne importa niente dell'ordine. E quando rimetto tutto a posto, lo faccio con un sorriso.
Torno a Bologna, e mi annoio un po'. Vago per i negozi, faccio una spesa striminzita per via dei prezzi, vado in biblioteca, provo a studiare. Invidio i miei colleghi che stanno per laurearsi. Detesto le coppiette. Sto bene con Noemi, e Gian Luca. E pochissime altre persone. Mi godo la mia casa, divento quasi maniacale. Non si entra con le scarpe. Si pulisce sempre tutto. Si poggiano i vestiti sulla poltrona. Eccetera eccetera. Però non so bene come gestire tutto il resto. Come aprirmi alla gente. Eppure in fondo non dev'essere così difficile, se in altri posti ci riesco. Mi fa strano condividere i miei spazi, quando lo faccio sono pervasa da una strana ansia che altrove non mi appartiene. Fumo poco. Mangio troppo o troppo poco. Mi intristisco un po'.
Torno nell'isola e non riesco a uscire di casa. Ne' a parlare troppo con la gente. Neanche con mia madre e mia sorella. E con mia sorella è normale, ma con la mamma mi sento in colpa. Vorrei dirle mille cose, ma a volte sembra non ascoltarmi. E altre volte sembra che sia lì solo per me. Mi da fastidio un po' tutto. Non mi piace uscire per strada quando c'è troppa gente. E' come se non mi piacesse proprio nessuna delle persone che incontro. Il mio cuore si indurisce e diventa pesantissimo. Come una pietra piccola piccola da una tonnellata. Da quando papà se n'è andato questa casa sembra molto più buia. Eppure non riesco a cambiare molto in camera mia. In fondo è lì, in quella stanzetta piccola e umida, che lui mi rimboccava le coperte.
A volte mi chiedo a cosa serva stare così. Pensare a tutte queste cose, sentire tutto in maniera diversa da molti e non poterne parlare con nessuno. Tutto ti scoppia dentro e non sai bene come gestirlo. Da piccola ero convinta che sarei diventata una grande artista. Quando gli artisti soffrono mettono un po' del loro dolore nelle opere, cercando di rendere più leggero il fardello lungo il cammino. Sento come un palloncino che preme forte dentro il petto, e a volte sembra dover esplodere da un momento all'altro. Tirarlo fuori è difficile. E' come un'operazione a cuore aperto. Ci vogliono mestiere, e gli strumenti giusti. Mi piace pensare che un giorno avrò l'uno e gli altri. Nel frattempo viaggio con la testa fuori dal finestrino per annusare l'aria e godermi il panorama. Sperando di non ritrovarmi con un calabrone spiattellato in mezzo agli occhi.

sklero di delle 2:55:00 AM 

domenica, maggio 18, 2008


Forse ho capito voglio fare da grande: la cool hunter. E forse anche la fotografa e la scenografa e la giramondo e l'assistente curatrice di mostre coloratissime.
Mi chiedo per quale motivo io stia finendo la specialistica in cinema, televisione e produzione multimediale.
Ma questo è un dettaglio.
Trascorro le mie notti insonni su internet sperando di trovare, prima o poi, un lavoro decente. Non so bene dove. Cerco un po' a Valencia, un po' a Bologna, un po' in giro per il mondo.
Se qualcuno ha una "bazza" per me, che faccia un fischio prima che io muoia di fame. Grazie. :)

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sklero di delle 4:10:00 AM 

venerdì, maggio 16, 2008


sklero di delle 3:22:00 AM 

"Senti Luca... mi vuoi almeno un pò di bene?"
"Certo, perche'?"
"Sono un casino SOLA..."

CALDE LACRIME CADDERO SUL TELEFONO

Cielo scuro. Cioe' azzurrissimo, ma grigio angosciante filtrato attraverso il velo della rabbia. Una scura esplosione sorda, silenziosa che si allargava fulminea a tratti esitante nelle crepe profonde della personalita' di Valeria, come uno sparo su un vetro che si frantuma a poco a poco senza un vero e proprio schianto.
Era successo un'altra volta. Un'altro sbaglio un passo falso che ne portava altri mille a cui non sapeva porre rimedio e anche riuscendoci mille cose rovinate mille attimi sprecati mille rimorsi mille risentimenti mille incomprensioni mille lacrime rabbiose di angoscia cupa che costringe a stringere i denti e abbassare lo sguardo prima di alzarsi con una nuova ferita al cuore per continuare una lotta che non sarebbe mai finita. Ne' vincitori ne' vinti, solo un innumerevole numero di vittime, piccoli attimi di vita buttati via al vento degli inganni e degli sbagli.

FISSO' I SUOI OCCHI SCURI NELLO SPECCHIO COLMO DI CREPE CON UNO SGUARDO ACCESO DALLA LUCE DELLA SFIDA E DELL'IRA E IMMAGINO' DI PARLARE CON QUALCUNO CHE LA CAPISSE. IMPOSSIBILE. SOLO UN SOGNO. LA LUCE CHE FINO AD ALLORA ERA STATA CERTEZZA VACILLO' PER LIQUEFARSI E SCENDERE ANCORA UNA VOLTA LUNGO IL DELICATO TRATTO DELLE SUE GUANCE... ANCORA LACRIME...

SENTI' LA VOCE DI UN AMICO INESISTENTE DIRLE CON UNA VOCE CALMA MA DECISA, MOLTO PERSUASIVA: "TU NON HAI BISOGNO DI DIMOSTRARE NIENTE A NESSUNO, NEANCHE A TE STESSA PERCHE' SI E' FORTI SOLO QUANDO SI RIESCE AD ESSERE SE' STESSI E SEGUIRE SOLO CIO' CHE LA NOSTRA ANIMA CI GRIDA".
"CERTO" CONTINUO' "E QUANDO AVRO' IMPARATO AD ASCOLTARLA POTRA' SMETTERE DI GRIDARE E DI AFFANNARSI PERCHE' SAPRO' SEMPRE COSA FARE. AL DIAVOLO! CHE CAZZATA COLOSSALE!!! MA CHI E' A RIEMPIRMI LA TESTA DI QUESTE STUPIDAGGINI?! MAH FORSE FA PARTE DEI MIEI SBAGLI FORSE NIENTE E' PIU' RECUPERABILE MA PERCHE'? PERCHE' NASCERE CON LA FORTUNA DI AVERE UN'ESISTENZA PRESUMIBILMENTE PRIVA DI PROBLEMI E SCOPRIRE COL TEMPO DI AVERLO DENTRO UN PROBLEMA, DI ESSERE IO IL PROBLEMA.


CHE MERDA SONO ANDATA PURE FUORI TEMA E NON MI SONO NEANCHE SFOGATA HO SOLO SCRITTO UN MUCCHIO DI STRONZATE


SUA SORELLA ERA MORTA. E CON LEI ERA ANDATA VIA ANCHE UNA PARTE DI VALERIA, UNA PARTE CHE NON SAREBBE PIU' RINATA. ERA DI NUOVO FIGLIA UNICA, SENZA PRIVILEGI. SOLO UN PROFONDO RISENTIMENTO DA PARTE DEI GENITORI.

GRANDE GALASSIA OSCURA. MIRIADE DI PICCOLI PUNTINI LUMINOSI INFUOCATI E PIANETI ORBITANTI. UNIVERSO. VI NAVIGO IRREQUIETA MA CALMA DENTRO, SENTO LA PACE SOPRAFFARMI FINCHE' NON CHIUDO GLI OCCHI E AVVERTO SOLO DI ESSERCI NE PIU' NE MENO. IO ESISTO. OLTRE QUESTO NEANCHE LO SCORRERE DEL TEMPO IMPORTA PIU'. MA POI UN VORTICE INGOIA LA MIA ESILE FIGURA E NON ESISTO PIU' AFFOGATA NELL'IMMENSO.

NON ESISTO. NULLA. NIENTE. IL VUOTO...

E poi... di nuovo il telefono. Alzo la cornetta dopo pochi squilli e dall'altro lato avverto subito la rassicurante presenza di Luca, il mio punto di riferimento. Ne ho bisogno per esistere, ma poi la scritta "HO BISOGNO SOLO DI ME STESSA" appare lampeggiante dentro me come un'insulsa insegna al neon e riattacco. Basta Luca. Basta amici. Basta tutto. Alzo la mano verso la tempia e compio un piccolo gesto.

San Pietro mi saluta, indica una rampa di scale ripide e piene di ragnatele e dice: "Scendi finche' trovi il fuoco... e attenta... non e' cambiato nulla... attenta a non cadere..................................................................................................

Non sono stupita. Impassibile inizio a scendere i gradini. Non mi importa niente di cadere. Ma non inciampo. E' gia' successo troppe volte. Ormai conosco bene la strada. Guardo giu'. Un pozzo scuro circondato da un cerchio di fiamme. E dal fondo mia sorella mi sorride...

Non c'e' coraggio ad andare via e affrontare il mondo, perche' il coraggio sta nell'avere la volonta' di cambiare cio' che si ama. E HO SBAGLIATO LO SO.


IL TEMPO E' SCADUTO




Abbandonata il 7 maggio la mia stanzetta valenciana in modo definitivo (grazie Signore grazie), e la Spagna in modo quasi definitivo, dopo un breve (e traumatico) soggiorno in quel di Bergamo, mi ritrovo nella mia vecchia stanzetta in Sicilia. Tra pareti umide e soffitti decorati da sempre (mi son sempre interrogata sull'età di quegli affreschi proletari), apro scatole e cassetti, ne esamino il contenuto. Decido cosa posso abbandonare e cosa no. Cosa non ricordo più e cosa mi fa piacere pensare di ritrovare, ancora una volta, tra qualche tempo, tra qualche anno.
Sono tutta impolverata. Passa un'amica di mia madre a pagare la polizza della sua auto. Mi osserva con il suo sguardo miope e mi ricopre di complimenti, mi definisce persino "deliziosa". La sottoscritta, capelli arruffati, ballerine spagnole rosse a pois, polo rosa a righine e tuta nera arrotolata fino ai polpacci (il tutto ricoperto da un bello strato di polvere), ringrazia incredula e vogliosa di tornare alla sua caccia al tesoro.
Più tardi si unisce mia sorella. La stanza inizia a riempirsi di scatole e sacchetti:
- scatola delle letterine e dei bigliettini
- scatola delle cose destinate ad essere vendute su eBay. Spiccano Atmosfear, un'orrenda cornice dorata che potrebbe piacere solo a Giada, e la mia collezione di libri di Patricia Cornwell, Dean Koontz e Stephen King.
IT si salva solo perché è il libro più lungo che abbia mai letto, durante un inverno da 14/15enne, appallottolata sul letto con la cassettina di Dookie dei Green Day in sottofondo a ripetizione. Forse erano delle vacanze di Natale, ma non sono sicura. So solo che ogni volta che mi ricapita di ascoltare quelle vecchie canzoni dei Green Day, la cittadina del Maine e il clown malefico riemergono alla luce.
Do' un'occhiata al libro di Jack lo Squartatore. Dico "Mi dispiace vendere questo libro. Ci tenevo taaaanto....". Ma basta una sbirciatina a una delle foto per farlo rotolare nello scatolone dei libri di cui sbarazzarsi.
- busta dei peluche da ficcare in lavatrice. Riusciamo a riempirne persino 2.
- scatola delle vecchie fotocamere. E dopo la penosa visione, durante le vacanze di Natale, di uno scatolone pieno zeppo di vecchie fotocamere ammuffite (volevo uccidermi, giuro), riempiamo la scatola delle superstiti di sacchetti di silicagel. Tie'.
- busta delle cose vecchie da buttare ma da fotografare prima di farlo. Per poi fasi del male riguardando le foto. In questo periodo, ma forse già da un po', la mia mente brulica di idee. Il mio innato senso tragico del tempo che scorre via inesorabilmente mi spinge con insistenza verso un'estetica dell'objet-trouvè e della biografia degli oggetti, degli angeli urbani e dei ricordi che scivolano via troppo in fretta, da attuare non appena avrò un numero decente di rullini. Non sono mai stata così povera: il mio patrimonio attuale ammonta a 2 miseri rullini in bianco e nero. E come se non bastasse, sono al momento confinata in un'isola in cui comprarne uno è pressoché impossibile.
- scatola della cancelleria
- scatola delle vecchie cartoline
E così via.
Riusciamo miracolosamente a gettare via 2 buste enormi di "schifume", tra una partita con i guantoni uncinati e la pallina pelosa, che Marta (piccolo individuo di 11 mesi e mezzo, dai piedi palliformi e incapace di piangere per più di 30 secondi, neanche se le hai appena cavato un occhio. Lo so perché oggi è successo. Non sono cattiva. E' stata lei a scontrare il mio dito con il suo occhietto a mandorla) muore dalla voglia di mangiucchiare. Tra due risate di fronte a schifezze dimenticate e una cena completa di uovo alla coque (non lo mangiavo da almeno 5-6 anni. E non scherzo) e cannoli siciliani con pistacchi sbriciolati.
Alla fine l'allegra famigliola va via, mia madre si installa in cucina, sbattacchiando piatti e bicchieri per una buona mezz'ora, come sempre dopo i pasti. Cerco di finire il lavoro da sola.
Biagio (il cane di mia madre. 8 anni e pelo fulvo, quasi sempre triste senza una ragione evidente) si affaccia sulla porta con uno sguardo di sincero sconforto. Guarda verso il suo tappetino preferito e attraversa la stanza facendo lo slalom sul caos, riuscendo a raggiungerlo. Si guarda intorno per un attimo. E' circondato e sa che non riuscirà a sdraiarcisi. Sbuffa e va via. Ora dorme beato in corridoio.
Ritrovo un foglio stampato con la vecchia stampante ad aghi di papà. E' uno dei miei aborti di racconto. Quanti anni saranno passati? Direi 11. Mi ripropongo di trascriverlo sul blog. Me ne vergogno un po'. Ma voglio che qualcosa di quella ragazzina problematica sopravviva al tempo, ai tarli della carta, a mia madre che riuscirebbe a far sparire persino il mago Silvan, a una possibile inondazione o eruzione vulcanica distruttiva.
Recupero la bambola che si abbronza(va), la spoglio e la lavo per bene. Ha delle chiazze scure sul corpo. Il tempo non ha risparmiato neanche lei. Le pettino e asciugo i capelli, glieli raccolgo in una coda. Mi perdo in lunghi dettagli, cercando di non pensare al fatto che dovrò dormire in una stanza attraversata da un uragano.
E' una scena già vista. Non troppo tempo fa. A Valencia. E sono stanca. Tanto tanto stanca.
E non ci sono ne' Palli Livorno a farmi da orsacchiotto, ne' Nally a strapparmi un sorriso e sopportare con pazienza le mie invasioni, ne' Zolpho a sopportare le mie crisi isteriche e stendermi i panni a casa sua (quelle rospe delle mie ex-coinquiline, che cazzo avranno avuto mai da lavare ogni giorno???), ne' Marco a trasformare un trasloco tragico in una scampagnata, o Giulia che crede sul serio che io sia una persona altruista e generosa.

E grazie al cielo neanche Claire con gli occhi sgranati che ripete "Como puedes tener tantas cosas???".

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sklero di delle 2:04:00 AM 

martedì, febbraio 12, 2008


Foto di spiaggia e sole per non pensare che fuori piove....




Mi táctica es
mirarte
aprender como sos
quererte como sos

mi táctica es
hablarte
y escucharte
construir con palabras
un puente indestructible

mi táctica es
quedarme en tu recuerdo
no sé cómo ni sé
con qué pretexto
pero quedarme en vos

mi táctica es
ser franco
y saber que sos franca
y que no nos vendamos
simulacros
para que entre los dos

no haya telón
ni abismos

mi estrategia es
en cambio
más profunda y más
simple
mi estrategia es
que un día cualquiera
no sé cómo ni sé
con qué pretexto
por fin me necesites

Mario Benedetti

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sklero di delle 5:59:00 PM 

venerdì, febbraio 08, 2008

News:

Martedì sera, verso le 20.30/40 ho rischiato di morire sotto le torri di Serrano, in seguito a un volo in bici. So che può suonare tanto bohémienne ma vi assicuro che non è stato divertente. Per fortuna sono ancora qui, ammaccata e livida, ma ancora pronta a rompere los huevos al prossimo. Tié.

La stessa sera, ancora sotto shock per la caduta, ho visto un film con Bastien. La ciudad de los ninos perdidos. E mentre mi addormentavo, sentivo che mi accarezzava i capelli. Che carino. Ogni tanto fa bene sapere che esistono ometti pronti a coccolarti senza cercare di infilarti le mani chissà dove.

Mercoledì sono stata a pranzo alla UPV con Michele. Il pranzo faceva piuttosto cagare, ma lo svacco seguente sul prato con agenda e libro di Rosalind Krauss al seguito ha compensato degnamente...

Ieri sera sessione di foto con modella alla Ciudad de las Ciencias. Ho fatto un po' di casini con le impostazioni manuali ma spero di aver fatto almeno qualche foto decente, su 2 rullini. La modella era stupenda. Piccola, magrina, sfattoncella, con i capelli metà neri e metà rosso fuoco. Supercarismatica. Prima con addosso le ali e poi con un vestito da vampira. E ho scoperto che le modelle non son tutte delle Barbie deficienti...

Oggi ho smontato e pulito tutta la mia stanzetta. Non che sia un evento speciale, come le pulizie della mia coinquilina, ma sono piuttosto fiera del risultato. E anche qui è appena iniziata la fase "via tutte le cartacce vecchie".

Poi son passata da scuola per lasciare i rullini da sviluppare, ho fatto 2 chiacchiere con Olga e mi ha detto che in classe Carlo continuava a ripetere qualcosa come "corcio". Dopo un po' ho capito che era scorcio... ah ah. Ma quel ragazzo quando imparerà lo spagnolo? ^^"

Fra ha completamente dimenticato come si conquista, o meglio, si riconquista una ragazza. Meglio omettere i particolari per non distruggere la sua dignità. Eppure un tempo sapeva come rendermi felice. E non certo con 2 ridicole foto in accappatoio, degne di un nerd 14enne arrapato.

Domenica pomeriggio arriva Simo... non vedo l'ora!!!! ^____^ Saranno 2 giorni intensi costellati di pasta con gli scampi, cenetta dal chino-giappo e sioppiiing! Non so con quali soldi, ma ci penserò strada facendo.

Mi fiondo a letto a vedere l'ultima parte di 2046. E stavolta spero di non abbioccarmi come al solito.
..

sklero di delle 12:54:00 AM 

PAUUURA.... T_T



Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

"Arriva un momento in cui devi decidere della tua vita", ha scritto Rosellen Brown nel libro Civil wars. "O cerchi di prolungare la tua infanzia o ci passi sopra e te la togli dai piedi". Secondo la mia analisi, Bilancia, nel 2008 arriverà il momento di cui parla Brown. Le prossime settimane saranno il punto di svolta. Quale strada sceglierai?

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sklero di delle 12:51:00 AM 

domenica, febbraio 03, 2008

Questo mese inizia pieno di buone vibrazioni, energie positive... Zolpho, Michele, Carlo, David, Liesbeth, Vale, Bastien, Fernando, la Nally a distanza... nonostante a 2 pareti da qui viva l'ipocrisia fatta persona... ma peggio per lei.

Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee.
E non fa che trasmettere vibrazioni negative creando il vuoto intorno a se'.
Giada docet.

Non le auguro del male, perché ci pensa già benissimo da sola...

sklero di delle 2:10:00 PM 

venerdì, febbraio 01, 2008

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sklero di delle 5:18:00 PM 

martedì, gennaio 29, 2008

Sono polverizzata, sbriciolata, esausta, hecha polvo.
Ma a - 3 esami.... ^_____^

Stamattina orale di marketing. Pensavo di non superarlo, temevo che la tesina non andasse bene.
E invece. 30.

Perché quando penso di essere preparata gli esami mi vanno male e quando temo di non superarli becco bei voti? mah.
Forse perché quando si ha paura si tende a studiare di più, a non rilassarsi, a non adagiarsi sugli allori, ottenendo un risultato migliore di quando si crede di sapere e si pecca così di presunzione...

Ultimamente vedo la mia vita come quella di una viandante con uno zaino pieno di sassolini. 2 anni fa era pieno di sassolini-esami, ora ce ne son solo 3. Sostituiti da altri sassolini, di tipologie diverse, forse più leggeri forse no. E io continuo, giorno per giorno, a cercare di svuotare lo zaino, per proseguire leggera nel mio viaggio... ce la farò?

ps. ho appena ricevuto una magica mail da Valencia!!!!! Poi vi spiegherò ;)

sklero di delle 7:42:00 PM 

lunedì, gennaio 28, 2008

Sempre pendolare tra Valencia e Bologna, dove in una settimana ho provato a fare un esame che di sicuro non ho superato, ho rivisto il mio ex, mi son presa cura del gattonzolo della vicina (avendo la possibilità di usare, in cambio, la sua magica connessione Fastweb), ho preparato i documenti per chiedere la tesi all'estero e ho tentato di preparare un altro esame che domani saprò se sono in grado di sostenere o meno.

E in tutto ciò, dopo ben 3 anni di caos e quasi un anno di vita spagnola, mi sono data al riordino della mia casetta bolognese:
- ho buttato via ben 3 scatoloni di riviste e cartacce varie (strappare la carta è catartico)
- ho montato una stupenda tenda per la doccia piena di mostriciattoli colorati IKEA, con l'aiuto del mio palli-Fra
- ho messo i gancini cicciosi in bagno
- ho tinto il tappetino del bagno e l'accappatoio di un blu che si intona da dio alla tenda della doccia (w la "coloreria spagnola": 1.50 euro a pacchetto vs i 5 euro della coloreria italiana)
- ho messo su le lampade marocchine comprate, se non erro, da ben 3 anni o più
- ho messo su l'orologio che mi aveva regalato la mamma di Fra nel lontano 2004

Confinata a vivere a Valencia in una casa allo sfascio dominata da uno squallido disordine, mobili che cadono a pezzi e dalla presenza talvolta asfissiante di 2 rincoglioniti tele-dipendenti, una casa in cui l'unico spazio veramente accogliente è la mia stanzetta colorata (non indugierò in una dimostrazione di falsa modestia: ogni spazio da me colonizzato è sì un po' caotico, ma sempre accogliente e rassicurante)... ho deciso che per il mio ritorno in terra italiana voglio che la mia casetta sia accogliente, ordinata e con un sacco di spazio per le mie cosine (quindi VIA tutta la robaccia vecchia). E ovviamente, e questo è il bello, potranno metterci piede solo presenze gradite. ^___________^

Ho provato i piaceri della convivenza, ma anche i dispiaceri di dover continuamente sottostare a brutte sorprese e novità non proprio gradite, a ospiti che arrivano e non si sa mai quando andranno via, alla convivenza con enormi gatti di polvere che sembrano dar fastidio solo a me.
Ed è ora di circondarmi solo di bellezza, ordine e serenità. Perché la vita è già una giungla fuori. Almeno tra le mie 4 mura esigo il potere di esercitare il controllo assoluto.

Eh eh eh.

sklero di delle 4:15:00 PM 

venerdì, gennaio 25, 2008


sklero di delle 7:23:00 PM 

mercoledì, gennaio 23, 2008

Reduce da un volo Valencia-Forlì diventato Valencia-Forlì ma non si può atterrare-Bologna ma non si può atterrare-Ancona ma ci hanno chiamati da Bologna torniamo lì. Per la prima volta ho avuto paura, voglia di piangere e scendere da quel maledetto coso. E alla fine, dopo 3 ore a gironzolare per i cieli, ce l'abbiamo fatta. E forse ero l'unica contenta della deviazione a Bologna. ^^
Appena arrivata, mi sono ritrovata immersa in un mondo grigio. Nebbia grigia, panorami grigi, gente vestita di grigio o nero o marrone.
Mi son mancate persino le spagnole tamarre tutte colorate. Siam messi bene.

Nella mia via ha aperto un negozietto di alimentari pakistano. Proprio di fronte a casa. E anche una piadineria al posto della libreria equosolidale. La pizzeria indiana è sempre lì, e anche il locutorio africano. E per fortuna anche il micro-negozio cinese dietro l'angolo. Ci ho preso una grande scatola di cartone muccata, uno zerbino tutto verde a forma di rana e dei guanti a righe tutti colorati.

Sono in piena Donnie Darko addiction. Speriamo passi. Devo concentrarmi su Almodovar per la tesi... e sono talmente diversi.

Ieri ero così stanca che a un certo punto ho provato a cambiare canale con il cellulare.

Non vedrò la Nally per un mese, e mi mancherà tanto. Con i suoi vestiti tutti colorati, i suoi "wiiii" e il suo sarcasmo malefico che mi fa sentire tanto bene dopo una giornata pesante. In compenso mi restano Zolpho e Michele. E le incursioni dal chino.
Almeno, almeno...

sklero di delle 1:36:00 PM 

giovedì, gennaio 17, 2008


sklero di delle 5:05:00 PM 

giovedì, gennaio 10, 2008


Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

"Essere troppo aggressivi è pericoloso", scrive George R. Elder nel suo libro An encyclopedia of archetypal symbolism (Enciclopedia del simbolismo archetipo), "ma lo è anche esserlo troppo poco". Uno dei tuoi compiti principali nel 2008, Bilancia, trarrà ispirazione da questo saggio consiglio. Purtroppo non hai un buon modello che ti possa mostrare come esprimere con grazia la giusta quantità di muscolatura. Sono tutti troppo grintosi o troppo miti. Dovrai trovare da solo il modo di compiere questa impresa difficile ma importantissima.

internazionale.it/oroscopo/

ma come cazzo fa ad azzeccarci sempre? (zia, perdona la citazione/copiatura...)


Ristorata (o forse frastornata) da un mese di sano cazzeggio, dedicato alle uscite, alle rimpatriate, ai regali di natale e ai viaggi infiniti per tornare a casa, a ore zen chiusa in camera oscura con un buon cd di tango argentino, a mentali festeggiamenti per la partenza dello zulù della stanza accanto. Alle canzoni della Carrà in spagnolo, alle notti passate a colonizzare i divani del Purple Nest con Carlo e la Zia, e/o a guardare film, a immergersi in fittizi mondi altrui, per dimenticare la miseria di vivere con delle persone che con te forse non hanno nulla in comune, e la difficoltà di seguire un percorso lontana da tutti. Tutta sola seguendo decisioni che non sai se poi son giuste.
Iniziamo dall'estate 2005. Ero una neo-laureata, con mille possibilità davanti. Eppure nessuna.
Poi sono diventata una studentessa della fighissima specialistica in Cinema, televisione e produzione multimediale. Pomposa quanto inutile. Già al primo anno non ne potevo più. Eppure prima mi piaceva tanto studiare...
Ero una fidanzatina perfetta, o forse ci provavo. Ma Fra, nonostante le manie di perfezionismo, mi amava così com'ero. Con i miei difetti e il mio stronzissimo carattere.
Sono diventata un'ex, per mia scelta. Ma a lui non è mai passata. E forse neanche a me.
Stiamo insieme o forse no. Ma non riusciamo a uscire con nessun altro. E non usciamo neanche insieme, visto che io sono in Spagna e lui a Bergamo.
E quindi, che cazzo sono adesso?
Ero un'erasmus. E ora sto qui, non mi schiodo da questa città, nella quale ho trovato nuove scuse per fermarmi: ovvero nuovi amici, pochi ma buoni, e una stupenda scuola di fotografia. E nel frattempo cerco di preparare gli ultimi esami e la tesi. Per porre fine a quest'agonia chiamata corso di laurea specialistica in non-so-cosa.
E quindi, che cazzo sono adesso?
Cio' che è certo è che non mi sento più parte di nulla, di nessuna comunità.
Non so qual è il mio posto e se faccio bene a restare qui. Forse vado avanti per inerzia. Forse mi piace stare qui. Ma non mi è più indispensabile. Anzi.
Le regole esistono per essere violate.
Ma quando non hai regole, e nessuno ti dice dove stare, cosa fare e fino a quando, inizi a chiederti quale sia il tuo posto. Quando puoi davvero scegliere, non sai in che direzione andare.
Perché stai bene qui, hai reso le tue 4 mura davvero accoglienti. Le hai riempite di colori, fiori, foto e cartelloni. Di ricordi, di sogni, di speranze. Di amici che di tanto in tanto condividono quello spazio con te.
Ma non riesci a rassegnarti ad alcune cose. E ti manca la tua cucina colorata e sempre pulita, sempre in ordine. E ti manca il tuo divano dal colore non dubbio, ma di un bel giallo solare. Ti manca poter scorrazzare per casa con il pigiama lungo e i calzini, sapendo che non diventerà tutto nero dopo 10 minuti. Ti manca poter vedere Friends in pace. Accendi la tv solo un'ora al giorno ma qui non puoi. Perché è alla stessa ora del programma idiota che piace tanto al tuo coinquilino nerd. E allora, poverino, lasciamoglielo guardare. Ti manca il tuo frigo senza l'acqua marcia che si muove in piccole onde quando apri i cassetti della frutta. Ti manca il tornare a casa e trovare il tuo ragazzo ai fornelli, con il grembiule, che ti prepara il pranzo e ti accoglie con un sorriso. Ti mancano le notti abbracciata a lui. La sensazione di vivere in un posto degno di essere chiamato "casa". Ti mancano perfino i litigi, perché poi si faceva sempre la pace.
E ti ritrovi a desiderare di poter riavere tutto indietro. E a chiederti se sia possibile.
E a deprimerti di fronte alle scarsissime probabilità di trovare un lavoro decente (e remunerato) a Bologna. E all'idea di andar via da un Paese come la Spagna. Che non è il tuo, è vero, ma ti ha accolto a braccia aperte.
E allora, cosa fare?
Restare qui, cambiare città, tornare in Italia.
E poi... sarò pronta per tornare con lui? Ho ancora quella mentalità da fidanzatina che mi teneva al riparo dalle tentazioni? Lo amo abbastanza o è solo una sensazione? Mi manca davvero o son solo fissazioni?
Ci siamo lasciati un anno e mezzo fa. E forse mi sono sempre stufata di tutti perché cercavo in loro qualcosa che non potevano avere. E mi sono innamorata di piccoli dettagli di qualcuno, del loro sorriso, di alcuni modi di dire. Mi sono innamorata di un piccolo toscano sorridente e all'apparenza perfetto, che forse non dimenticherò mai ma che probabilmente non era altro che una costruzione mediatica, una fotocopia del presunto uomo perfetto che non esiste. Mi sono innamorata delle sue belle parole, dei suoi modi di fare. Ma forse era tutto finto.
Ma quando rivedo Fra, è come tornare a casa. Come tornare al passato, un passato in cui ci si può accucciare, riposare, evitare di pensare a nulla... in cui ci si può sentire bene, in cui si può abbracciare un barlume di serena felicità. E' uno stronzo testardo e anche un po' chiuso. Ma è lui. E' come se non avesse mai smesso di appartenermi, come se non avessi mai smesso di appartenergli.
Amo il modo in cui se ne sta tutto concentrato su qualcosa. Che sia un quadro, una scultura, un film o solo un oggetto o una persona. Adoro il mondo in cui guida la sua Piunto, come la chiama lui, e mi da i bacini sulla fronte quando siamo fermi a un semaforo. Mi piace il modo in cui riesce a gestire sempre tutto, a mantenere l'ordine intorno a lui, neanche fosse Mary Poppins. Mi piacciono i suoi pigiami a quadretti, i suoi calzini a righe e i suoi boxer colorati. Mi piacciono i suoi capelli biondi e morbidi che profumano sempre di shampoo. E la cura con la quale si occupa di ogni cosa. Dal piegare i vestiti, al mantenere in ordine la scrivania, al non circondarsi di mille oggetti superflui come faccio io. Riesce a gestire tutto con efficienza, relegando gli impulsi infantili ai momenti di intimità e alla scelta dei calzini o all'uso di una maglia di Garfield per dormire. Non si appallottola in una coperta cercando di non sentire la sveglia e di sfuggire alle responsabilità. Affronta tutto a testa alta. Non lascia spazio alla pigrizia, ne' ai rimorsi che ne conseguono.
E' vero, ci sono aspetti di lui che non mi piacciono. Motivi per cui l'ho lasciato, per cui non funzionava. Ma nonostante gli alti e bassi, nonostante fossimo incompatibili, c'era una forza che ci permetteva di superare tutto, di smussare gli spigoli, di essere felici insieme nonostante tutto. A un certo punto è diventato troppo difficile.
Per un breve periodo ho creduto di poter essere felice senza di lui. Ma forse non è così. Ho sempre un nodo in gola, un vuoto allo stomaco che non mi abbandona se non occasionalmente.
Non so se torneremo insieme, se riusciremo a mediare le nostre differenze, a metterci d'accordo su una città o un Paese in cui vivere. Non credo alle favole, non vedo un futuro roseo e perfetto. Ma penso si possa stare meglio di così.
E io, un ultimo tentativo voglio farlo. Magari non funzionerà. Ma perlomeno ci avrò provato, e sul serio.

sklero di delle 6:21:00 PM 

domenica, dicembre 16, 2007


sklero di delle 4:45:00 PM 

domenica, novembre 18, 2007

Perché quando non succede un cazzo mi vien voglia di scrivere?
E quando succedono tante cosine su cui potrei scrivere pagine e pagine non lo faccio?
Arcani meccanismi di una mente contorta.

Sono tornata a Bologna, ho fatto un esame che è andato di culo, lo ammetto.
Ho verbalizzato il tirocinio, l'esame sul cinema erotico.
E non ho ancora verbalizzato quei maledetti esami erasmus.

Ho rivisto Giulia, Filo, Bigno, Cleme e Sara. La Simo no, perché aveva la tonsillite.
E neanche Laura, che era a Bruxelles.
Ne' Ferdinando che se la tira.

Ho rivisto il cameriere bisbetico di Vito. Mi mancava. Fa parte della mia Bologna come le 2 torri. Come le cacche dei piccioni sui monumenti. Come i turtelìni. Come Gian e la cagnina. Come Matteo e i porri sul divano (che ora è diverso. Duro e sfondato. Zero rischio abbiocco).
Come la mia casetta piccina picciò.
Residui della mia Bologna che va sbriciolandosi con il tempo che passa e, soprattutto con l'amministrazione Cofferati (e meno male che è di sinistra!).

Ho visto finalmente il dipartimento completamente ristrutturato. Dopo ben 5 anni.
La squallida biblioteca di via Galliera trasferita nella sede in via Barberia. Che dire? Ora sì che fa venir voglia di studiare. Proprio ora che ho quasi finito anche la specialistica.
Che tempismo, ragazzi.

Ho preso un aereo per tornare a Valencia di nascosto. E c'è mancato poco che Fra mi sgamasse.
Si, proprio quel Fra. Ho rivisto anche lui.
E non so cosa dire, cosa pensare.
Come ogni volta che mi succede qualcosa di importante.
So solo che 3 giorni sono pochissimi.
Che avevamo ancora mille cose da fare insieme, ma il suo biglietto ryanair non era d'accordo.
E neanche i suoi capi in DHL.
So solo che oggi, in aereoporto, mi son sentita infinitamente piccola all'idea di tornare a casa sola.

Continuo a detestare le coppiette.
Le convivenze altrui.
I baci e le effusioni in pubblico.

Che lui c'entri qualcosa?

sklero di delle 11:10:00 PM 


sklero di delle 11:07:00 PM 

giovedì, novembre 08, 2007

Come mi sento?
Piccola, pallida, sola e stanca.

Le persone che amo sono solo voci... o lettere che mi arrivano da lontano, su questo schermo.

Tutto ciò ha un senso?

Stanca di studiare. Stanca di prendere decisioni, perché incapace di farlo. Stanca di essere paziente. E stanca di essere nervosa. Stanca delle ore che passano troppo rapide. Di questo libro da finire. Degli esami da superare. Dei voli da prendere. Dei soldi da spendere. Della gente indecisa. Di me stessa che mi barcameno tra 3 vite, mille situazioni, e io ... che cazzo voglio veramente?
Stanca di me che non mando tutto a fanculo.

sklero di delle 5:53:00 PM 

sabato, novembre 03, 2007

Ultimi giorni trascorsi con scemo&più scemo & friends.
Plaza del Cedro, Glop, bici. Anche con ali rosso fuoco sulle spalle, con la zia vestita da incubo di Palli e Palli vestita da fallera dei poveri.
Ci vorrebbe una foto, di noi tre in bici che scorrazziamo per Blasco Ibanez. Un po' come Jules e Jim e la donna impossibile. Ma la donna impossibile chi è di noi tre?
Tutto ciò non ha senso. Ma l'immagine mentale che ho di noi tre mi ha fatto pensare a Jules e Jim. Stranezza delle associazioni mentali.
Oggi Palli è partita. E la zia senza Palli non sarà più la stessa. Sarà un po' come a metà. E non perché è piccola (non che io sia una stangona).

Filo inizia a intrufolarsi nei miei sogni. Sul mio divano, mentre la mamma ci prepara la cena. E poi sento "turutù" "turutù". Mi sveglio. E' Filo che mi scrive.

Voglia di volare via.

La prossima settimana rivedrò Filo, Giulia, Bigno, Simo. E sono felice.
Da giorni non si parla d'altro su msn. Siamo tutti così impazienti. E' bello essere impazienti, se si tratta di cose così. Come sorrisi, abbracci, risate. Come un altro chupito di erasmus. Io li amo. Li amo tutti.

Devo studiare. E' difficile.
A parte la fotografia ho come il cervello impermeabilizzato.
Prevedo una figura di merda colossale venerdì prossimo.
Ma le mie innate capacità dialettiche che mi hanno salvato il culo per tanti esami, dove cazzo son finite?

Nervosa mangiatrice di poveri orsetti gommosi.
Cuochina provetta di pasta con panna vegetale, funghi e piselli. Con curry, ovvio.
Irrequieta.
Impaziente ma rimandatrice del rimandabile.
Anche del paper di autopresentazione per Gosetti.
E dire che ci vorrebbe così poco.
Ma mi piacciono le lente agonie del fare tutto all'ultimo minuto.
Maledetta masochista.

sklero di delle 4:06:00 AM 

giovedì, novembre 01, 2007

Non può piovere per sempre

A photographer's look


Senza parole, senza suoni superflui.
Sono la gente che spio e immortalo nelle mie foto.
Sono l'acqua spazzata via dopo la pioggia.
Sono il suono del vento.
Sono un abbraccio.
Sono questo bianco e nero senza tempo.
Sono questo cielo che intravedo tra i palazzi.
Sono l'uccellino che si posa sull'albero davanti alla mia finestra.
Sono un soffio che sparge le foglie.
Sono un puro sguardo che si posa sul mondo.
Sono una piccola creatura fragile che cerca la sua strada... sempre...



p.s. ma quant'è palloso questo blog???


sklero di delle 11:13:00 PM 

sabato, ottobre 27, 2007

Flowers

Flowers
Originally uploaded by Cicia

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sklero di delle 6:54:00 PM 

venerdì, ottobre 26, 2007

Una foto senza tempo

La vita per ora è un po' così... come dire.... stagnante.
Ma piano piano cerco di riappropriarmi di questa città, dei miei spazi, della mia vita.

E quando non ho voglia di pensare a niente, mi rinchiudo in camera oscura.
E, alla fioca luce rossa di quello spazio, recupero piano il respiro... e vivo la magia della fotografia.

Questa è la prima foto analogica scattata interamente in manuale con la reflex, e rivelata e stampata da me.... ^^
L'ho vista nascere... prima nella mia testa e nei miei occhi attraverso il mirino, poi come negativo e infine fare capolino timidamente sulla carta...

L'ho scattata il 9 ottobre ma è una foto senza tempo, senza marchi visibili, senza segni di un 2007 globalizzato....

Forse non sarà un gran che, ma è figlia di un mio attimo, di una me stessa che forse un giorno troverà la sua strada. E già la amo. Con i suoi grigi, i suoi dettagli, quel suo essere totalmente mia. Dall'inizio alla fine.

(p.s. devo sistemare un po' il contrasto perchè digitalizzandola è diminuito)

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sklero di delle 2:59:00 PM 

sabato, ottobre 13, 2007



sklero di delle 12:50:00 PM 

venerdì, ottobre 05, 2007

Lunedi 24 settembre - Bologna, Dipartimento di via Barberia (finalmente ristrutturato): Esame sul cinema popolare.
Mi siedo timidamente, non sono molto sicura di voler fare quest'esame. Io, o perlomeno la vecchia me, non affronto quasi mai un esame se non ho studiato proprio tutto. Ma tutto tutto. Però eccomi qui, assonnata e pallida, seduta di fronte a un prof giovane ma segnato da uno stempiamento precoce da eccesso di cultura, abbronzato perché appena tornato da una vacanza alle Eolie (la sua collega gli chiede: "Com'è andata a Salina?"). E me ne sto immobile, in attesa delle domande. Ovviamente il prof mi chiede uno dei 2 saggi che non ho avuto il tempo di rileggere per bene. E' come se non li avessi mai letti. Eppure, un anno fa, mi sono sbattuta a scrivere appunti, a colorare le pagine con gli evidenziatori, a riempire quei fogli di colori che in teoria avrebbero dovuto aiutarmi a memorizzare. Cerco di rispondere, faccio le facce vaghe e devo resistere alla tentazione di ridacchiare, perché mentre lui mi guarda io mi vedo dall'esterno, seduta di fronte a lui a fare le faccine buffe. Non mi vergogno neanche, come invece avrei immaginato. E' che io c'ho provato. Ma la sociologia mi è avversa. E il cinema erotico anche. E così il prof mi dice sconsolato "non posso darle più di 26... ma dato che deve verbalizzare a novembre ci pensi. Mi raccomando!". Povero, non vuole rovinarmi la media. Apprezzo la sua generosità ma sono così felice di avere chiuso con quei libri orrendi da uscire dal dipartimento ridacchiando tra me e me. Ho appena concluso l'esame peggiore della mia carriera universitaria. Ed è stato così divertente!
E soprattutto, ho appena superato un trauma. Quello della paura di non sapere cosa dire.

Venerdì 28 settembre - Bologna, sotto casa. Il mio scooter è lì da giorni, ho provato a metterlo in moto martedi, ma senza risultato. Abbandonato il mio fedele turbomacinino nel parcheggio sotto casa, ormai mi sono rassegnata a vagare per la città a piedi, con lo zaino gravato da kg di pc + alimentatore (voglio l'ibookino!!! XD), documenti di fine erasmus e stronzate varie ed eventuali, sempre accompagnata da un mal di schiena che non perdona.
Devo rimettere lo scooter in cortile, domani si parte. Tolgo il blocca-freno-a-disco, inserisco la chiave, e dico a me stessa "ma si, proviamo pure a dare una pedalatina, giusto per farci 2 risate". Tac tac tac. E parte.
Invio un sms a mia madre "Sappi che hai una figlia deficiente".

Sabato 29 settembre. Si ritorna a Valencia. Parto da Pisa con Giada, che passa a prendermi in stazione insieme al suo comitato d'addio. Giada rossa, zia rossa, nonna rossa e cane rosso (anche lui!). Suo padre mi sente parlare 2 minuti e dice che potrei passare più per toscana che per siciliana. Ho un leggero svarione da crisi d'identità. Ma ci sono abituata, e in fondo non mi dispiace neanche tanto. Ormai sono una cittadina del mondo. Eh eh. In aeroporto viene Fra a salutarmi, ha tagliato i capelli. E' troppo bimbo con il nuovo taglio. Mi fa strano vederlo, c'è come un nuovo distacco tra noi, un po' come quando, ancora sconosciuti, ci siamo incontrati alla stazione di Sant'Apollonia a Lisbona. Il tempo incasina le cose. Stiamo un po' insieme sul prato, cerco di abbracciarlo ma mi ritrovo con tutto il sedere e le ginocchia bagnate. Barattiamo chiacchiere con Ibuprofenos e tramezzini prosciutto e formaggio, e in breve io e Giada dobbiamo già andare via. Verso l'imbarco. Lei è al suo primo volo. Super ansiosa. L'aereo ha un ritardo di oltre un ora. Ole'. Ma finalmente parte. Lo stewart mi sembra livornese. E anche il tipo che, scese a Valencia, mi chiede da accendere. Ma forse ho solo le allucinazioni. Giada si comporta abbastanza bene, a parte il fatto che non smette di chiedermi che ora è a intervalli regolari di max 10 minuti. E io lì, come con i bimbi "uh guarda!!! Siamo dentro le nuvole!!!" "Siamo sopra le nuvole che figata!!!!" e ancora "Ma quella è la Sardegna?". Riesco a distrarla a sufficienza, ma la prossima volta le piazzo in mano un orologio prima di salire.
Arriviamo a casa, le piace e son contenta. Da quando è arrivata lei Enro recita la parte del coinquilino simpatico e ospitale (con il mio porro e le mie birre), mentre con me continua a recitare la parte del paraculo. E' così patetico.

Lunedi 1 ottobre. Vado in facoltà per vedere il risultato dell'esame di Modos de representaciòn en el cine. Accanto al mio nome "no presentat". Joder. Panico. Non capisco come sia possibile, sono molto preoccupata perché ho studiato come una pazza, penso già di denunciare il prof o strozzarlo. Ma gli mando una mail pacifica per sapere cosa sia successo. Semplicemente i voti erano dell'esame annuale, di cui ho fatto solo una parte. Quindi puo' solo rilasciarmi un certificato del parziale. Non ricorda il voto, ma se mi ha scritto così vorrà dire che l'ho superato.
... e oggi scopro che si tratta di un 9. ^_________________^

2-4 ottobre. Bigno e Marco si danno al loro chupito d'erasmus. La mia stanza si trasforma in un caos di vestiti e oggetti e valigie e zaini e in un tappeto di materassi. Con le molle di fuori (il mio), gonfiabili (quello di Marco), di recupero (quello di Bigno). Si va a pranzo ai 100 montaditos con Cle, Bianca e Ciccio, oppure alla poli come ai vecchi tempi. Si invita a cena Marcelo, che senza Martin non è più lo stesso. Si va a fare un giro nel Carmen. Ci si sfattona un po' come ai vecchi tempi. Quando vanno via sono triste, e spero che tornino presto, e portandosi dietro anche Filo.

Oggi, venerdi 5 ottobre. Passo in facoltà per conoscere il voto del mio ultimo esame erasmus e ottenere il certificato, e scopro con mia somma sorpresa di avere preso un 9. Ancora una volta mi rendo conto che le mie capacità di autovalutazione sono pari a zero. Pensavo di non averlo superato, ma speravo in un 5 politico.
Faccio una fila mostruosa in reprografia per stampare il documento che lui ha bisogno che gli mandino per fax. Sbuffo, l'inefficienza mi da' sui nervi.
Dopo 15 minuti mi ritrovo a vagare per i corridoi della facoltà di Medicina. E' triste, squallida e pomposa allo stesso tempo e puzza di ospedale. Riesco a trovare l'ufficio di Celia. Mi metto in fila tra una spagnola che continua a guardare un libro schifoso sulle malattie della pelle e un'erasmus tedesca. Cerco di non sbirciare, ma l'occhio mi cade sulle foto. Ogni 30 secondi. Non pensavo esistessero certe cose. Sto per svenire. Smetto. E faccio 2 chiacchiere con la nuova erasmus tedesca, sembra un sacco simpatica. Mi chiede "eres erasmus? de donde?". E non ho il coraggio di rivelarle il mio stato da ex-erasmus fancazzista. Sembra un sacco carina. Mi spiace di non avere più lezioni a parte quelle del corso di fotografia. Stare tutto il giorno in casa, e uscire solo per far la spesa o sistemare beghe burocratiche, mi fa sentire inutile. La mia meritata settimana di cazzeggio non si è ancora conclusa e sono già stufa. Il riposo non fa per me.
Esco dall'ufficio di Celia senza aver ottenuto nulla. Vado al rettorato. Non appena stacco il numerino lo chiamano. Sportello 11. Me atiende una signora dalle presunte origini tedesche gentilissima. Per evitare che mi dica che non si può la butto un po' sul tragico, dico che lui è disperato e non ho neanche bisogno di insistere. Firma il foglio, mi rilascia un altro certificato e faxa tutto alla facoltà di Pisa. Olè. E a questo punto lui mi deve un favore. Ma ho deciso che non gli chiederò nulla, sarà lui a decidere. Se n'è già parlato. Offerta libera e bona alè.

sklero di delle 2:51:00 PM 

domenica, settembre 23, 2007

Di nuovo a Bologna. Dopo 5 mesi, a parte una notte a luglio.
Ed e' strano. Cammino per strada, via del pratello viva come non la vedevo da secoli. Ho quasi voglia di tornare, ma non so. Amo sia questa città che Valencia e, forse, adesso, Valencia un po' di più. E' strano fare tutta via del pratello, tra il vocìo della gente e le folate di porro, e vedere solo una faccia nota, e non avere voglia di salutare il proprietario di quella faccia nota, perchè non saprei cosa dirgli. Ed e' bello scendere per strada e, sotto casa, incrociare qualcuno che conosco. Che anche se conosco poco sembra contento di vedermi, che mi ricorda del compleanno di Andrea e mi propone una pizza tutti insieme lunedi sera. E quindi, forse, questa settimana che ho davanti non sarà poi così vuota. In fondo son contenta di tornare, di rivedere un po' tutti, di scorrazzare con il mio liberty (sempre se parte ancora) e volare di nuovo via. E non so se supererò l'esame di lunedi. Non so se domani riuscirò a studiare, se il mio cervello è ancora capace di memorizzare informazioni così distanti dalla VITA. Così superflue, così noiose, così... così...
E mi sento bene perchè sento che il mio tempo a Valencia non si è ancora concluso ma sento anche che sarò felice di tornare a Bologna, quando mi sentirò pronta a farlo. Sarò felice di viverla con un nuovo spirito, con nuovi occhi, di tornare ad amare le cose che amavo un tempo, anni fa. E che mi erano venute a noia. Che la amerò non come s'ama una città sconosciuta, ma come s'ama una città che un tempo mi rendeva felice. Per le cui strade scorrazzavo stretta a Fra, in cui vedrò posti noti e posti nuovi. Cammino per strada e vedo una marea di sconosciuti. Catturo frammenti di frasi dette, che si perdono nell'aria. Nomi di locali che conosco "... stiamo andando in vicolo bolognetti, poi forse al TPO" oppure "perché non andiamo al B...?". E le lettere dopo la B mi sfuggono... le sento, mi chiedo se sia un locale nuovo, ma si perdono nell'aria e nella mia memoria sputtanata. Sarà il latte? Saranno i biscotti? Sarà che ho dormito poche ore? Sarà il viaggio? Saranno i 30 che si avvicinano inesorabili?
Quest'anno rifesteggio i 25. Inizio a scontarmi l'età come le vip. Perché in fondo, l'erasmus ci fa sentire un po' tutti vip. Tutti al centro di una vita da reality show. E a settembre si ricomincia. Nuova edizione, nuovi volti, nuove vicissitudini. Ma chi torna a casa, le arie continua a darsele. Fra dice che gli erasmus si danno arie di superiorità. Beh, possono permetterselo. Sono un po' gli eletti del XIX secolo. Fortunati vincitori di un fantastico viaggio. Non per 2, e per un week-end, come nei concorsi. E quando il viaggio finisce, si torna a casa. Ma diversi. Diversi sul serio.
Camminavo a testa bassa, per la strada, angosciata dal domani, dall'oggi, da ieri, dalle giornate lunghe e inesorabilmente troppo uguali a se stesse. E ora cammino a 2 spanne dal marciapiede. Sapendo che tutto ciò che voglio io lo sarò.

sklero di delle 1:02:00 AM 

giovedì, settembre 06, 2007

La saga MOLTI SOTTO UN TETTO continua.

Protagonisti attuali: 7.

Io - chica italiana che passa dal disordine alle manìe da casalinga frustrata e che, nel frattempo, prova anche a studiare.

Enro - altro abitante storico del piso. Brasiliano strapallido e fancazzita che si alza alle 5 del pomeriggio e fa finta di lavorare in un pub liberal (secondo me con l'unico scopo di sbirciare qualche tetta). Di umore molto variabile.

Giulia - erasmus 2006/07 di Pisa, studentessa di medicina. Vive qui da fine agosto. Trascorre il suo tempo chiusa in camera a studiare o amoreggiare su msn con il suo tipo. Quando non va la connessione corre come una pazza per il piso cercando di connettersi da ogni angolo, oppure ci rinuncia e amoreggia dal mio (povero) pc. Che ultimamente si comporta bene.

Elena - amica immaginaria di Giulia (secondo Simonetta, almeno finché oggi non ha potuto constatare la sua esistenza verdadera). Anche lei studentessa di medicina di Pisa. La coinquilina ideale: non fa rumore, non sporca, non rompe. In realtà perché non c'è mai (perché non manda Enro al posto suo tutto il giorno fuori? mah).

Barbara - fancazzista svizzera venuta qui in vacanza a metà luglio. Mangia in piedi e suona la chitarra e fa finta di dormire sui materassi appena ciulati. Però ogni tanto fa le pulizie. Non ho ancora capito se mi è simpatica o no. Il 10 va via. Fuori una.

Danilo - brasiliano amico di Paula, arrivato a sorpresa qualche giorno fa. Enro: "Hola! El es nuestro nuevo companero de piso". Ah, buono a sapersi. Guardato con sospetto per almeno le prime 24h, quando finalmente ho capito che grazie al cielo non ero di fronte a un nuovo Felipe (più avanti scoprirete chi è. Paura, eh?) ma a un chico innocuo in cerca di casa.

Simonetta - erasmus tornata qui causa esami (come quasi tutti). Studentessa di informatica di Parma. Che dire? Mi mancava, e sono felice sia qui. Maniaca dei negozietti cinesi, delle birre di marca (io c'ho rinunciato da un pezzo), delle cosine cicciose e di H&M. Non chiedetele mai di prepararvi le linguine agli scampi (oppure girate alla larga dalla cucina). Perché potrete imbattervi in lei che parla con le zampine tranciate.

So che gli ignari lettori di questo blog non sanno nulla di tutto ciò, ma è una storia lunga.
Fatta di arrivi, di partenze, di sovrapposizioni di arrivi e partenze.
Di pile di piatti e di frigoriferi sull'orlo del suicidio. Di lavatrici sfruttate come schiave. Di materassi rubati. Di pulizie improvvise. Di porte sbattute e porte aperte. Di sigarette scroccate e offerte a giro. Di pasti a orari strani. Io con il caffe-colacao e Giulia con la pasta al pomodoro. Io con la merenda e Enro e Danilo con la pasta con sopra il pranzo di natale. E' una storia fatta di solidarietà e menefreghismi. Di un nuovo clima, di nuovi giorni, di nuovi skleri e di nuove risate. Di un nuovo ordine nell'armadio. Di materassi gonfiabili incastrati in spazi impossibili.
Fatti dell'arrivo di Paula e di un ignoto amico dei brasiliani, poi anche andato via, e della partenza di Rojelio per Castellon.
Dell'arrivo di Barbara, e delle valigie di Giulia ed Elena, e della partenza mia per Barcelona e di Enro per Ibiza e poi, finalmente (!) di Felipe per Fanculonia. L'uomo che era uno solo ma sporcava per 5.
Del mio ritorno di passaggio, e del ritorno di Enro. E dell'arrivo di Giulia ed Elena, e poi del mio. E della partenza di Paula e Barbara per Madrid, e dell'arrivo di Danilo. Del ritorno di Paula, della sua (falsa) partenza per Roma e del ritorno di Barbara, e della (vera) partenza di Paula per Dublino. Dell'arrivo tanto atteso di Simo, del prossimo arrivo di Giorgio e dell'immanente partenza di Barbara.
Perlomeno si spera.

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sklero di delle 3:17:00 AM 

lunedì, settembre 03, 2007

Bilancio di una domenica post-sbronza da assenzio:

Un piede distrutto (ematoma + escoriazioni varie)
Una mano divorata da una gatta malefica
Una resaca fatal.

E tutto ciò per essere uscita con un tipo che mi piace.

Ma... averlo tampinato per mesi non era sufficiente?!

sklero di delle 4:35:00 PM 

domenica, agosto 26, 2007



Xavier Rudd - White Moth

Da pomeriggi in casa a cazzeggiare, con il sole fuori e nessuna voglia di uscire... solo divano, sigaretta e coca cola light....... o da divano e coccole e parole che volano via leggere come piume.....

sklero di delle 5:05:00 PM 

Dalla mia finestra ci vedo il passato, il futuro e allo stesso tempo nulla.
E così quando cammino per strada....
E poi vallo a spiegare alla gente che sapere a memoria dove sono i monumenti di Barcelona, o quale sia l'uscita giusta della metro sotto casa non è poi così fondamentale (in fondo, da una parte o dall'altra, riesci a uscire cmq), nonostante tu ci viva da quasi un mese. Siamo prima di tutto ricordi e desideri, anima e cuore. Abbiamo spazi preziosi nella memoria da occupare con ciò che ci fa stare bene......
E che i dettagli topografici vadano pure a farsi fo**ere.

sklero di delle 6:04:00 AM 

Giorni in cui si cammina, tanto. In cui ci si obbliga a vivere come i più, trascinandosi da un luogo all'altro immortalando posti di cui non te ne importa assolutamente nulla, e sorridendo a comando. Solo perchè lo fanno tutti, solo perchè non è possibile aver vissuto qui più di 2 settimane senza aver visto quasi nulla, solo perchè dicono che Barcelona sia una delle città più belle al mondo. Bella ma vuota. Come una puttana senz'anima.
Notti in cui si pensa, troppo. Notti in cui ci si chiede dove sia la felicità, a che punto è che si è iniziato a sbagliare. Notti in cui senza musica non si dorme, e in cui allo stesso tempo le parole ti trascinano via, tra i pensieri, via dal sonno tanto atteso........
Notti in cui ti rendi conto che l'amore è una parola troppo semplice, che la verità non esiste. Che esistono mille verità parziali tutte vere nella stessa misura. Che l'essenziale è invisibile agli occhi (dei più). E che a volte vedere oltre è quasi una condanna, perchè ti obbliga a scontrarti con la cecità altrui. Con l'impossibilità di esprimere ciò che ti senti scoppiare dentro, ciò che tu, solo tu, hai avuto la fortuna di intravedere.
Notti in cui ci si sente un po' come una Cassandra del ventesimo secolo, sola contro tutti e contro parti di se stessa offuscate dalla miope coscienza collettiva.
Notti in cui non si riesce a non essere sinceri, anche se fa male.
Notti in cui si tace per non spezzare la felicità altrui. In cui si sta al gioco, in cui si lascia che ognuno creda un po' a ciò che gli pare.
Notti in cui la vita è tutto e niente, in cui è il nulla e la pura possibilità. Come lo schermo vuoto di un cinema durante l'intervallo, come l'universo, come una pagina bianca, come questo spazio che man mano viene colmato da parole superflue eppure così essenziali. Per andare avanti, per liberare questo buio affollato di pensieri, per ricordare a te stessa che, nonostante sia più semplice vivere affondati nel pelo del coniglio, una volta arrampicati su e intravisto un magico barlume, sarebbe una bestemmia desiderare di esser ciechi, di non avere le forze per arrampicarsi ancora, e ancora, fino alla fine dei giorni.

sklero di delle 5:44:00 AM 

martedì, agosto 21, 2007

Ufficialmente backpacker... o meglio zingara?

Tornata ieri dal viaggio Lisboa-Galizia... 18 ore di pullman per tornare da Vigo.

E avrei mille cose da raccontare, ma nessuna voglia. Almeno per il momento.
E così smanetto su
FLICKR aggiungendo nostalgica foto di queste vacanze, dell'America's Cup, del mio erasmus e delle mille despedidas... e mi rivedo felice. E cerco di trovare la voglia di iniziare a studiare e di raccogliere le idee per raccontare questi 10 giorni di zingaraggio estremo, tra case lisbonesi, treni, pullman, notti a dormire su un materassino sgonfio in un campeggio polveroso.... tra ore trascorse con l'occhio nascosto dietro a un obbiettivo, o sdraiata a parlare su un divano, o semplicemente a farmi coccolare da un nuovo amico che spero di rivedere presto.
Nostalgia.
Di certi momenti, di certe ore, di certi panorami.
Di me.

sklero di delle 7:03:00 PM 

lunedì, agosto 13, 2007

LISBOA

Che citta' magica....
Un salto nel buio, e stavolta senza farsi male...
Dei nuovi compagni di viaggio. E mi fa strano pensare che fino a pochi giorni fa non li avevo mai visti...
Una atmosfera completamente diversa da quella di Barcelona.
Una terrazza da cui ammirare tutta la citta', sprofondati in un sofa ikea, cocktail in mano e chiacchiere che volano via leggere. Sulle nostre storie, i nostri erasmus, i nostri sogni e su questa citta' che mi manca gia'.
E non vorrei piu' andar via.
Ma stanotte si parte per la Galizia... e anche li' mi aspetto solo del bene.
Barcelona, le sue vie superaffollate, il martellare dei muratori e i turisti tamarri le lascio volentieri agli altri....

sklero di delle 6:07:00 PM 

giovedì, agosto 09, 2007

E' notte, e sono a quota 5 birre e un gran sorriso (da pirla, aggiungerei).
Sono felice, sto bene. E tra poco più di 24 ore si parte per Lisbona. Un viaggio al buio da cui mi aspetto solo del bene. Perché adoro Lisbona, e dopo anni finalmente ce l'ho fatta a prenotare quel dannato volo. E a pagarlo poco, il che non è affatto male.
A volte mi sento sola e abbandonata, soprattutto durante questo secondo agosto inutile, afoso e rumoroso.
E poi scopro di avere un'amica che mi dedica dei post sul suo blog, e non me l'aspettavo.
E un nuovo amico che dice sempre "yo no soy una persona agradable y tu no me caes bien!" però poi mi sopporta per ben 7 ore e 5 birre, 3 delle quali insiste per pagarle lui. E mi sopporta persino sul bus mentre parlo e rido contemporaneamente e non riesco a smettere ne' a prender fiato. E persino mentre continuo a rivangare la storia dei piselli (parlo della verdura, ci tengo a precisarlo!) che ormai è diventata l'aneddoto dell'anno.
E anche un nuovo compagno di viaggio che non vedo l'ora di conoscere, e grazie al quale la paura di vagare sola e in fase scazzo per le vie di Lisbona è volata via.
E mi fa strano. Perché a Lisbona dovevo andarci con Fra, se n'era parlato tanto. E anche qui a Barcelona avevo giurato che saremmo venuti insieme. Ma non ne abbiamo avuto il tempo. Ne' la pazienza, forse. E so già che penserò a lui, che mi mancherà un bel po' come ogni volta che non lo sento per più di 2 giorni. Come qualcosa che ho perso, che ho lasciato scivolare via ma di cui ho ancora bisogno. Con un ruolo nuovo, nuove regole, nuove distanze. Che non gli vanno giù. Perdonami piccolo, ma son fatta così.
E ho scoperto che le promesse fanno male. Infatti ho smesso.

sklero di delle 3:36:00 AM 

mercoledì, agosto 08, 2007

Giorni in cui si va a bere birra, sempre all'Ovella. In cui si va a Sigtes, in cui a me e Laura tocca sopportare un tipo che crede di essere gentile ma è solo pesado, in cui sorgono novità sul viaggio a Lisbona ormai prossimo, in cui si gironzola svogliati per la città, in cui forse non si ha un vero motivo per alzarsi al mattino, per uscire di casa, per fare altro che non sia pensare. Perché agosto è sempre un'attesa. Un'attesa del ritorno alla vita, un'attesa del ritorno alle solite occupazioni, un'attesa del ritorno a una temperatura decente. Un'attesa del ritorno a una me stessa meno impaziente.
Impaziente di tornare a Valencia, di tornare in Italia, di andare a Lisbona, di conoscere i nuovi erasmus, di vivere con Giulia e poi Giada, di vedere come andrà a finire. Di scoprire se la nuova favola effimera sarà bella come quella finita da meno di un mese.
Così magica non potrà mai esserlo... la polvere di stelle si è già dissolta sulle nostre vite, posata sulle nostre spalle. E' già sulle mie ali, nel mio cuore, nei miei gesti.
Ma sarà bello, sarà bello perdersi in nuovi volti, nuove situazioni, nuovi sguardi, nuove parole, nuove vite. Ognuna, ancora una volta, speciale a suo modo. E rivedere la magia con occhi diversi, con gli occhi di chi ha già vissuto la favola. Con gli occhi di chi vola già alto, di chi non si accontenta più, di chi rivedrà con tenerezza se stessa. Appena arrivata in questa terra, con una valigia enorme e senza la più pallida idea di ciò che sarebbe successo.
Proprio come gli erasmus di domani.

sklero di delle 4:17:00 AM 

venerdì, agosto 03, 2007

Il buongiorno si vede dal mattino...
Cuando un dia empieza de mierda puede solo mejorar, no?

Espero que sea asì.

Con todas mis fuerzas.

sklero di delle 3:00:00 PM 

giovedì, agosto 02, 2007

Ieri pomeriggio mi ritrovo nel bel mezzo di una tempesta di scazzo assoluto. Una di quelle da cui non mi sembra si possa uscire. E' sempre così. Assolutizzo tutto, ogni momento. E se è la felicità a essere assolutizzata, va bene. Ma quando è un momento di scazzo come questo, è un po' meno divertente.
Per non pensarci (e perché non ho nulla in dispensa/frigo), vado giù a far la spesa al DIA. Il supermercato è caotico, labirintico, per passare bisogna incastrarsi con gli altri clienti come in un tetris. E, con un sacchetto di cipolle in mano, mi ritrovo a chiedere a un tipo dove si pesano, perché non vedo nessuna bilancia nei paraggi. Beata ignoranza. Mi risponde che pesano tutto alla cassa, e poi inizia a flippare perché sono italiana e lui ha vissuto 2 anni a Torino (non ho il coraggio di dirgli che non c'ho mai messo piede), e inizia a parlarmi in italiano. Facciamo 2 chiacchiere, mi chiede dove esco di solito e gli rispondo che sono appena arrivata, che non conosco quasi nessuno e che vivo anch'io da queste parti. E gli lascio il mio msn. Lui è veramente bello, quindi la scelta non è difficile. Rappresenta il classico prototipo di spagnolo affascinante e simpatico che si spera di incontrare in erasmus e che, fino a ieri, pensavo non esistesse nella realtà.
Lui è lui. Però devo pure far qualcosa per dimenticarlo. O perlomeno provarci. E quindi va bene così. E poi, un po' di immersione nella movida espanola non mi farà certo male, dopo 5 mesi e mezzo a uscire quasi esclusivamente con italiani e altri stranieri.
Insomma, viva il DIA.
Ceno con i miei nuovi coinquilini. Yolanda, una chica gallega que studia comunicacion audiovisual come me, e Ivan, un chico argentino che lavora con Flash e programmi del genere. Caroline, la tipa francese che non parla quasi spagnolo, è fuori. Dopo usciamo, Ovella Negra e Moog. Io sono stanchissima, vorrei mollare ma ho un po' il terrore di tornare a casa da sola. Da quando sono arrivata a Barcelona vivo artigliata alla mia borsa tipo rapace. Non mi hanno mai rubato nulla e so che c'è una prima volta per tutti.
Ma per quest'anno ho già dato. A 4 mesi dal furto di 300 euro dalla mia postepay (ricarica online a un'altra carta di cui ovviamente non conosco i dati) non ho idea di che fine abbiano fatto i miei soldi. E mi sembra sufficiente.
Mentre siamo in giro i miei coinqui hanno atteggiamenti sospetti... mi pare si piacciano ma non so... non si baciano ne' nulla del genere. Ma al ritorno a casa si docciano insieme e spariscono nella stanza di lei.
E così, in questo periodo di crisi da single annoiata, mi tocca anche vivere con una coppietta.
Beh, sarà catartico.

E oggi arrivano Martin e Marcelo da Valencia.

E inizia il Busker's Festival:



sklero di delle 1:02:00 PM 

mercoledì, agosto 01, 2007

Da mezz'ora nel mio nuovo piso barcelonese.
Salone colorato e accogliente, con divani azzurri e copritavolo dai mille colori. E un balcone che affaccia su Calle Joaquin Costa.
Stanza microscopica. Farò di tutto per non farla implodere, anche se sarà dura.
Posizione ottima. A due passi da plaza de la Universidad. A 850 m da plaza Catalunya. In una parallela della via dell'Ovella Negra con la sua cerveza barata. ^___________^
Vado a cercare di svuotare le valigie, a far la spesa, a chiamare mamma e a tuffarmi sotto la doccia perché, con 40°C, è difficile non fare schifo dopo aver portato un borsone fino al 3° piano senza ascensore.
Per fortuna Alex ieri mi ha portato su la valigia. Se no sarei tristemente schiattata per le scale. T_T

sklero di delle 6:30:00 PM 

Oggi mi sento piccola. Piccola e sola. Piccola e sola e inquieta.
Fumando camel light sotto questo cielo apocalittico, attraversato da nubi rosse in fuga. In fuga esattamente come me.
E spero che questa sensazione se ne vada via col mattino. Come i sogni. Che a un tratto ti invadono l'anima, per poi dissolversi. Senza lasciare più che un vago ricordo.

sklero di delle 12:08:00 AM 

martedì, luglio 31, 2007

Ops... stamattina, rincoglionita dal sonno, leggevo "envio" e mi suonava strano... e solo ora mi son resa conto che non è mica italiano :S

non ci resta che piangere...

sklero di delle 6:17:00 PM 

Ora le envio un sms con la bella notizia, mi tiro il lenzuolo fin sopra la testa e provo a riaddomentarmi.
E il prossimo vicino urlante si becca una ciabatta dritta in fronte.

sklero di delle 11:40:00 AM 

No consigo escribir nada excepto tonterias... y esto me molesta muchìsimo. T_T

sklero di delle 2:19:00 AM 

lunedì, luglio 30, 2007

E così, 2 giorni fa arrivo qui, a Barcelona.
Trascorro il primo giorno in spiaggia con Laura e Julio, il suo coinquilino peruviano che vive qui da anni. Il ritorno è traumatico... la metro è piena zeppa di gente, sembra di stare a un concerto. Le scale mobili non funzionano. Fuggiamo e prendiamo più di un bus per tornare a casa. Ci impieghiamo qualcosa come un'ora o più.
Ci prepariamo e andiamo a cena in un ristorante asiatico con Julio. Mangiamo da dio (anche se troppo perché le porzioni sono enormi), alla fine ci offrono un chupito di un liquore alla pesca.
Tornati a casa, guardiamo la tv ghignando come deficienti (perlomeno io e Julio, Laura se ne sta lì tutta impegnata a scrivere mail). Sarà l'isteria dovuta alla stanchezza, sarà il chupito, sarà no se que...
Oggi vedo poco Laura perché lavora tutto il giorno. Ancora non è tornata.
E così cazzeggio al pc, mi preparo, pranzo e alla fine esco con i suoi coinquilini: Julio e Alex, il fumettista isterico galiziano. Si va da Decathlon. Alex deve ricomprare i sandali da tedesco che oggi gli hanno rubato in palestra (e per questo motivo è insopportabile), io lo zaino da viaggio. Ma non riesco a decidermi. Alla fine ci rinuncio, e prendo solo "Dejame que te cuente" al Carrefour. Carmelo me lo aveva dato per la sua tipa, dicendomi di leggerlo se volevo, e non ho fatto in tempo a finirlo prima di darlo ad Ana...
Si va in centro. Metro sovraffollata come sempre. Quasi mi pento di aver abbandonato Valencia. Non so se son peggio le sue strade desolate o la metro apestada di Barcelona. E' una bella lotta, eh. Si gironzola un po', alla fine i due mi portano all'OVELLA NEGRA. Me l'aveva raccomandata Melo. Mi piace. E' un pub strano che ricorda alcune trattorie bolognesi, è come in una caverna... beviamo 2 caraffe di birra e mangiamo pop corn. Circondati da gruppi di italiani onnipresenti e spagnoli che urlano giocando a biliardino. Da ubriaco Alex è più sopportabile. Julio è posato come al solito. Verso le 23 si passa sotto la mia futura casa e si torna a casa, passando prima a prendere un kebab.
E ora son qui, sfatta, con la tv accesa su un canale che passa "Grease"... e mi manca lui. E allora mi do alla coca cola light e a una camel light. Cercando di non pensarci.

sklero di delle 11:55:00 PM 

domenica, luglio 29, 2007

Hanno salvato la mia giornata........

Oggi: mi sveglio in fase scazzo. Odio fare le valigie. Perché, nonostante i miei sforzi per portar solo l'essenziale, son sempre troppo pesanti. Ma alla fine ce la faccio e, chili in spalla, eccomi qui! A Barcelona, a casa di Laura. E sto bene.

E ora, dopo questi pensierini da terza elementare, vado a nanna bimbi. Magari domani sarò capace di elaborare pensieri più complessi...

sklero di delle 4:07:00 AM 

venerdì, luglio 27, 2007

E son tornata a Valencia. Arrivata ieri sera.
Passando da Messina, dove ho rivisto quel pazzo isterico adorabile di Carmelo.
Prendendo un treno (anzi due) fino a Pisa. Posto a sedere per risparmiare. Risultato: ho trascorso la notte incastrata con un tipo che neanche conoscevo, senza riuscire a chiudere occhio, e che poi s'è scarrozzato la mia valigia pesantissima fino a Pisa. Povero... ^^"
Il potere femminile... hihi
A Pisa sono stata da Giulia, che ha organizzato una rimpatriata... e c'era anche lui. Anzi, solo lui e un'amica di Giulia.
E non so cosa dire, cosa scrivere, cosa pensare, come stare.
So solo che Valencia vuota è terribilmente triste. Oggi sono andata al mare con uno dei pochissimi reduci italiani. Nessun volto conosciuto. Nessuna possibilità di incontrarne. E' come se uscire di casa fosse inutile, quasi non trovo le forze per farlo.
E non vedo l'ora di avere tutto pronto e partire per Barcelona... via da questo purgatorio, da questa stasi che mi opprime...

sklero di delle 12:22:00 AM 

lunedì, luglio 23, 2007

E tra 12 ore si parte. Bye bye Lipari e via di nuovo verso nuovi orizzonti.
E mi fa strano pensare a quanto i sentimenti che io provi siano contraddittori.
Vorrei restare, godermi la mia estate in una casetta in campagna, in un sacco a pelo sopra un tetto, in una spiaggia assolata, sopra un galleggiante in mezzo al mare. Mi ci sono rifugiata anche oggi. E me ne stavo lì, abbracciata a questo enorme salsiccione arancio, con l'orecchio appoggiato a sentire i rumori del mare e la musica proveniente dalla spiaggia, a guardare questa distesa di acqua di un blu quasi doloroso, a pensare a tutto e a niente. E di fronte a me una linea tratteggiata da pallette di sughero (che qualche siciliano mi aiuti, non ho idea di come si chiamino) dritta verso Panarea e Stromboli. E dentro di me la tentazione di seguirle fino alla fine del mare.
Silenzio e buio fuori dalla mia porta. Di tanto in tanto il rumore delle unghiette dei gatti che grattano sopra lo zerbino.
Vorrei amare la mia isola in modo meno doloroso. Vorrei viverla con rassegnazione o cecità come ogni liparoto doc. Vorrei non doverla odiare per troppo amore, e non dover fuggire per essere felice, per trovare un equilibrio.
Arrivederci a chissà quando e a chissà come...

sklero di delle 3:39:00 AM 

domenica, luglio 22, 2007

E ieri Giada e Elisa sono andate via.

E oggi ho preso il sole, ho dormito, ho mangiato polpettine di melanzane (troppe) e fichi, sono uscita di casa e non solo per andare al mare o fare la spesa.

E oggi ho scoperto che la capacità di perdonare non è tra le mie virtù.

E oggi ho scoperto che lontana da qui sono una persona migliore. Non vivo stringendo i pugni e covando rabbia e fingendo di sorridere, ma vivo e basta. E affronto felice ogni giorno scaldato dal sole, e non mi fermo mai, e non smetto mai di sorridere.

E oggi ho capito che forse passerà ancora molto tempo prima che torni qui. In quest'isola che mi va stretta. In quest'isola in cui chi si ferma è perduto. E in cui son tutti fermi. Alla stessa vita, agli stessi posti, alle stesse convinzioni, alle stesse frasi di circostanza.

E oggi ho provato una voglia terribile di andar via.

E oggi sono felice perché tra 2 giorni volerò via di nuovo. E tornerò alla mia vita, ai miei sorrisi, alle mie corse in bici, alla persona migliore che riesco a essere lontano da qui.

E da oggi ho un
myspace :)

Perché, a volte, la noia può essere produttiva.

sklero di delle 12:22:00 AM 

sabato, luglio 21, 2007

E l'orizzonte non è mai dritto... da qualche parte scivola giù.
E qui, nelle isole, non appena mi fermo un senso di inquietudine mi assale.
Vorrei cuocere al sole per sempre, sfiorata dal vento, su una barca senza meta......
Perché il sole, e il vento, son le uniche cose che riescono a portare via questo vuoto, questo sentirsi sempre a metà non appena metto piede qui, in questa terra circondata da acque sempre più salate.
Non c'è nulla che non vada, o forse si.

Ci sono occhi nerissimi che risplendono nei miei ricordi e che, nonostante tutti i miei sforzi, non si spegnono mai. Non mi abbandonano mai. E splendono nei bagliori delle grotte sul mare, nei tramonti infuocati, nei momenti di quiete e in quelli delle corse a piedi nudi. Nei sonni agitati, nelle lenzuola aggrovigliate, nelle mattine afose, nel canto delle onde, sui candidi muri delle case di Stromboli...
E io prego in mezzo al mare. Che vadano via.
Per sempre.

sklero di delle 1:03:00 AM 

venerdì, luglio 20, 2007


Lipari stamattina: solo 20 minuti di coda e riesco a farmi visitare. Finalmente scopro cos'ho: la bronchite. Lo immaginavo. Non studio medicina ma purtroppo di bronchiti ne so qualcosa....
Il medico mi da la ricetta, dicendo che entro una settimana non avrò più nulla. E io corro in farmacia e incrocio le dita...

sklero di delle 7:32:00 PM 

3 giorni in barca da raccontare.

Vissuti di corsa, riarsi dal sole, bagnati da queste acque cristalline e dalla malvasia onnipresente, salutati da questi magici tramonti sul mare...

Spero di avere il tempo di narrarvi queste isole vissute, dopo quasi un anno di assenza, un po' da turista un po' da isolana vera. Con il sorriso sulle labbra o lo sguardo corrucciato, e la pelle ogni giorno più bruna. Con la fotocamera in mano, mai sufficiente per immortalare la magia di questi luoghi, e gli occhi spalancati nell'attesa del ricordo.

Tra pochi giorni si riparte. Ma va bene così, va bene salutare le mie isole prima della bolgia di agosto, per dirigermi verso altri orizzonti colmi di sorprese...

sklero di delle 1:31:00 AM 

lunedì, luglio 16, 2007

Non ho molta voglia di scrivere... troppe cose da dire e poca voglia di organizzare pensieri confusi in discorsi compiuti. Ma ci proverò.

14 luglio 2007

Mi sveglio tardi, finisco di preparare la valigia in fretta e furia, con Filo e Giulia che mi preparano i panini come mamme premurose. Riesco persino a lasciare la mia stanza in ordine.
Enro e Giulia scrivono sulla mia bandiera... leggo i loro messaggi al volo e i lacrimoni incombono, ma devo finire di preparare la valigia e non posso proprio permettermi di vedere appannato... così stringo i denti e continuo... Enro... prima lo adoravo, poi ho iniziato a detestarlo e invece quest'ultima settimana è stato carinissimo con me... e forse non vivremo neanche più insieme perché da settembre andrà a vivere a Livorno per un po', prima di tornare in Brasile per sempre. Son così commossa dal suo messaggio da non rendermi neanche conto che è scritto in portoghese e non in spagnolo. Quando me lo dice ci rimango di sasso. E decido che potrei anche mettermi a studiare il portoghese seriamente. Attenzione, delirio di onnipotenza in agguato...
La cosa buffa è che scrive qualcosa a proposito del fatto che io sorrida sempre nonostante tutto, e che non mi dimenticherà e che spera rimaniamo amici. E tutto questo nonostante i nostri mille skleri degli ultimi mesi. Non me l'aspettavo.
Giulia mi saluta alla fine del Pasaje Bartual Moret. Ci rivedremo tra un mese e a settembre ci vedremo sempre perché verrà a vivere da me. Ma salutarla è ugualmente triste.
Filo mi accompagna fino alla metro, mi porta la valigia e io son lì che parlo e parlo e parlo come sempre. E quando lo saluto mi vien da piangere. Ha un faccino che non dimenticherò mai. Mi dice "sai che se me l'avessi data non saremmo diventati così amici?". E mi rendo conto che l'amore che provo per lui è mille volte più forte di quello che potrei provare per qualcuno a cui l'ho data. Mi mancherà. Ma non so ancora quanto. Lo scoprirò solo dopo aver pianto ripetutamente per 2 giorni pensando a lui, alla nostra amicizia e a quel faccino che ho salutato 2 giorni fa.
In aeroporto vado subito a fare il check-in, la mia valigia pesa 16.50 kg. Porca miseria, ma son solo vestiti e neanche tanti! La tipa mi dice "Tienes 2 kilos mas. Quieres pagar o quitarlos?". Quitarlos, che domande! Tutto ciò un attimo prima di scoprire di aver preso la chiavetta sbagliata. Tento disperata di aprire il lucchetto in qualche modo, e poi ci rinuncio. Tiro fuori le ciabattine di gomma dalla tasca esterna, giusto per dire a me stessa "beh, perlomeno ci ho provato". E torno davanti alla tipa. La valigia pesa sempre 16.50 kg. Però stavolta cambia idea. Il kilo in eccesso è solo uno, e mi tocca pagarlo. 8 euro. Beh, sempre meglio che 16. Lascio la valigia e vago per l'aeroporto in attesa dell'imbarco.
Davanti all'uscita per l'imbarco inizio a scrivere una mail lunghissima che continuo a più riprese e finisco solo in aliscafo verso Lipari. E lì le lacrime scendono copiose. E dopo aver pianto sorridendo come una pirla in luoghi veramente troppo pubblici, non so neanche se alla fine la spedirò. Sono così felice e così grata e così nostalgica tutto insieme che mi rendo conto di come la mia mail non renda minimamente l'idea...
Il viaggio da Pisa in poi è disastroso. Il tipo alla biglietteria è isterico. Gli dico che treno voglio prendere, sbraita, gli chiedo se è meglio prendere il pullman, e continua a sbraitare mentre mi piazza in mano un biglietto del treno fino a Firenze dicendo "io ti faccio il biglietto fino a Firenze, poi ti arrangi tu!". Ah bene. Bentornata in Italia!
Il trenino Pisa aeroporto-Pisa centrale arriva troppo tardi per il treno che volevo prendere e lo perdo, anzi per la precisione mi parte davanti. Poi ne prendo un altro e arrivo tardi anche a Firenze. Anche qui vedo partire il mio treno mentre impreco mentalmente sull'altro binario. Arrivo a Bologna a mezzanotte passata, incazzata come una iena e stanca morta.
Sull'ultimo treno son così disperatamente annoiata che prendo in mano la fotocamera e trascorro quasi un'ora sparandomi le pose e facendo le linguacce all'obiettivo. Cosa non si fa per sopravvivere a minuti inesorabilmente lunghi.

Kung mi aveva detto "ti vengo incontro a Pisa". Secondo voi è così? No. Ma è da lui, me lo aspettavo. La cosa grave è che non viene neanche in stazione a Bologna. Quindi arrivo, non vedo nessuno e lo chiamo per sapere dove cazzo sia finito. E' in via del pratello tranquillo a bere una birra con gli altri. Gli ho mandato un sms da ore ma non l'ha ricevuto. Ok, ma porca miseria se uno sa che devo arrivare e non riceve nessuna notizia... è troppo difficile chiamarmi?!
Prendo un taxi, Kung mi raggiunge sotto casa e mi porta su la valigia. Io parlo a raffica come sempre, lui non dice una parola.
Gli chiedo "Come va?", mi risponde "Male"... gli rispondo "mi spiace... cosa c'è che non va?". "Tutto". "Come tutto?". "Si, va tutto male". "Ah".
Ci rinuncio. Parla ancor meno di quanto ricordassi. Penso a lui, che è esattamente l'opposto e che è molto vicino a come son diventata io. E mi rendo conto di quanto io e Kung siamo profondamente diversi. E mi rendo conto di quanto fossi diversa una volta. Perché io adesso con uno così non potrei mai uscirci.
Usciamo perché non ho mangiato quasi nulla tutto il giorno e voglio un kebab. Scopro che il mio kebabbaro preferito fa ancora il patakebab. Cazzo 4 euro. E' più caro. Lo mangio. E' anche molto meno buono di una volta. Bene.
Kung chiama gli altri. Sono da Bino's. Come sempre. E' un pub orribile sotto casa in cui prima di conoscere loro non avevo mai messo piede. Ci si va, si beve qualcosa (io una coca cola perché son veramente sfatta e anche satura di bevande alcoliche), e si va a casa. Kung mi accompagna sotto casa. E' ubriaco e dice cose senza senso. Mi innervosisce ma non dico nulla. Ci salutiamo freddamente e vado su.
Ho la missione di cercare la mia patente con la vecchia residenza eoliana. Mi serve assolutamente per non pagare i biglietti dell'aliscafo 3 volte tanto, e forse anche nella rara eventualità in cui debba guidare. Si, perché io detesto guidare. Non sopporto l'idea di stare in coda e perdere tempo per parcheggiare. Molto meglio lo scooter...
Per fortuna la trovo quasi subito, e così posso andare a dormire. Son già quasi le 4. Ho diritto a 2 orette di sonno. Mi sbatto a letto in slip e t-shirt zozza di treno, sopra il copriletto. Meglio non mettersi troppo comode se no si rischia di non sentire le sveglie....

15 Luglio

Per fortuna le sento. Faccio la doccia, chiudo la valigia e via. Alle 6.40 son già fuori, attenta a non dimenticare nulla perché non so se avrò voglia di ripassare da Bologna. Chiamo un taxi, ci salgo su. Pago 17 euro e qualcosa. Cazzo. Mi mancano le tariffe dei taxi spagnoli.
Faccio il check-in, poi vado a far colazione e mi piazzo in coda per l'imbarco a continuare la mail. L'aereo è puntuale. Ottimo. Perché se perdo il pullman delle 10.40 son nella merda. Grazie a dio non lo perdo. Arrivo a Messina all'orario previsto, dopo 10 minuti passa il tram. Prendo l'aliscafo puntualissimo e mi stupisco. E' la prima volta che ci riesco. Beh, in effetti ho già dato tra Pisa e Bologna.
Arrivo a Lipari alle 15.30. Giada e la sua amica, Elisa, sono appena arrivate anche loro. Sono felice di vederle. Vado verso l'auto con mamma e mi ritrovo davanti un tipo che dice cose strane. E' uno dei pazzi dell'isola. Sono almeno 10. Tanti per un'isola. Ecco cosa si rischia a far sempre le stesse identiche cose (leggere lentamente, rende più l'idea dell'immobilità ciclica del tempo eoliana). Verso casa Giada e Elisa ridacchiano. Il tipo in questione aveva aiutato loro a sistemare gli zaini in macchina, aveva aperto i finestrini e fatto non so cosa, dando loro l'idea che fosse un amico di mia madre. Pazzesco. Arriviamo a casa, per fortuna c'è la pasta fredda con le verdure. Io non ci vedo dalla fame.
Non chiedo nulla di mia sorella. Sono stanca, un po' triste per la fine dell'erasmus, e non ho voglia di affrontare tutto questo. E la cosa strana è che, fino a questo momento, trascorso più di un giorno qui, ancora mia madre non l'ha nominata e io non le ho chiesto nulla. E' che ci sono parole che più passa il tempo più fai fatica a pronunciare. Se poi ne hai poca voglia, è ancora più facile che accada.
C'è tutto un mondo, all'interno della mia famiglia, che io ignoro assolutamente. E' come se fossi davanti a una porta, indecisa se aprirla o meno. E' che tempo fa avevo intravisto cosa c'era dall'altra parte, e non mi era piaciuto per niente. E io adesso non lo so se ho voglia di provarci ancora. Se quello che vedrò mi farà molto male o farà si che io mi senta sollevata. Fatto sta che oggi mi son goduta il primo giorno di vacanza. E per questa porta c'è tempo.
Ho anche comprato i regalini. E' stato facile. Li ho visti, li ho presi, li ho pagati. Vorrei tanto si materializzassero dall'altra parte di quella porta senza che io debba aprirla. Ma purtroppo il progesso non è ancora arrivato a tanto. Beh, se nel 2007 i preservativi riescono ancora a rompersi, non possiamo certo pretendere che esista il teletrasporto.
Dopo un po' di sano cazzeggio decidiamo di uscire. Andiamo a mangiare gli arancini, e Giada la sua pizza vegana. Torniamo a casa stanche morte e senza fame. Io mi piazzo al pc a smessaggiare con un po' di gente, erasmus e non, e si va a nanna verso mezzanotte e mezza. Sono così stanca che mi addormento con tutti i vestiti e le lentine. Solo alle 6 riesco ad alzarmi e mettermi in tenuta da sonno....

16 Luglio

Mi sveglio con delle strilla nell'aria. Una donna dalla voce chioccia che mi penetra nel cervello. Dopo un po' passa Giada a dirmi che loro escono a comprare i panini, le rispondo "ok, proverò ad alzarmi. Però ti prego chiudi la finestra del bagno che si sente tutto". "Si, ho notato". E questo è uno dei motivi per cui sono incazzata a morte con mia sorella. Pensavo di no. E invece si.
Giada ritorna, e io sono ancora in catalessi con il viso affondato nel cuscino e neanche lontanamente la forza di tirarmi su. Mi porta il caffè a letto. Lo bevo e cerco di riprendermi. Mi alzo, accendo il pc per scaricare la posta, metto il bikini e mi preparo lentamente. Verso le 12 ce la faccio, è sorprendente. E si parte.
Primo problema da affrontare: la Clio. Non guido da quasi un anno, Elisa è minorenne e Giada, che guida male quanto me, ha lasciato la patente in toscana. Ottimo. Sembra proprio che tocchi a me. Parto, non mi si spegne l'auto e andare non è neanche troppo difficile. Pensavo di aver completamente dimenticato come si facesse. Arriviamo a Canneto senza incidenti, proviamo a cercare un parcheggio ma è impossibile. Nello spiazzo dove volevo parcheggiare ci son 2 file di stand bianchi. Ma che cazzo ci fanno lì? Proseguo e vado verso la stradina per le spiagge bianche. Per fortuna lì trovo un posto e riesco a parcheggiare senza lanciarmi giù dal precipizio.
Andiamo in spiaggia, ci accoglie Skipper. Quanto tempo... salutiamo Filippo e ci piazziamo sulla sabbia (bollente). Fa veramente caldo, io vado in acqua quasi subito e parto verso il largo. A metà strada verso il salsiccione galleggiante un tipo mi chiede se voglio approfittare della palla. Mi chiedo di che palla stia parlando, e nello stesso istante salta fuori una boa grande come un pallone, che aveva nascosto chissà dove. Ecco perché galleggiava così bene! Approfitto abbondantemente e lui non mi molla. Chiacchieriamo per un po', poi torno in spiaggia perché sto morendo di fame. Saluto Delio, è nero come sempre e ormai più eoliano di me dato che trascorre qui almeno 2-3 mesi all'anno. Mangio il mio panino con le verdure al forno, una pesca, bevo un'acqua bollente come un te e vado a far 2 chiacchiere con Delio, Filippo, Martina, che è arrivata nel frattempo accompagnata dal suo pancione (l'inquilino del pancione nascerà ad agosto e si chiamerà Edoardo), Skipper e Alessandra. Delio ci recita un monologo che ha già rappresentato a Milano, è bellissimo. Martina prova a fare un caffè shakerato ma dimentica il tappo del mixer e caffè e ghiaccio schizzano fuori come fuochi d'artificio finendo ovunque. Do' una mano a pulire e mi rimetto al sole. Dopo un po' non resisto, e vado al largo con Elisa e Delio. Lascio a Elisa il materassino e mi metto a pancia in giù sul salsiccione. Son lì un po' come sulla pancia di un grande serpente, gli altri due vanno via e finisco per addormentarmi. Mi sveglio dopo non so quanto tempo (loro dicono 2 ore), guardo verso la spiaggia ed è lontanissima. In più mi prude tutto, soprattutto la schiena. Devo aver dormito veramente tanto... mi giro dall'altra parte e cerco di non pensarci. Ma non posso rimanere lì per sempre... ritorno a fissare la spiaggia e mi autocostringo a ripigliarmi e nuotare verso riva. E' dura ma ce la faccio. Ho la schiena fuxia, idem per metà del sedere...
Rimaniamo lì ancora un po' e alle 18 andiamo via. Porto le ragazze ad Acquacalda a mangiare una granita, e poi torniamo facendo il giro dell'isola, con una breve sosta a San Calogero. Parcheggiare dietro casa è un po' tragica, anche perché tra me e Giada non si sa veramente come cavolo girare sto sterzo. Ce la faccio in 10 minuti, e quando esco mi ritrovo a pensare che mia madre troverà subito la sua Clio stasera: è l'unica auto parcheggiata storta su tutta una fila di auto perfettamente allineate....
Una volta a casa cazzeggio un po' al pc e poi mi decido a uscire per comprare verdure e cous cous. Il menu di stasera prevede cous cous con verdure, ovviamente preparato da me. Viene fuori bene, anche se lo preparo un po' controvoglia perché sono stanca e sfatta da questa prima giornata di sole intenso. Mamma prepara le polpette di melanzane, buonissime come sempre. Continuo a drogarmi di pesche, questa volta tabacchiere. Non so cosa mi prenda oggi, sono in fase di dipendenza dalle pesche. Non potrei vivere senza. E' preoccupante.
E ora son qui, a scrivere con gli occhi semi-chiusi e il sale ancora tra i capelli. Corro a far la doccia e poi a nanna. Domani gita in barca a Salina!
E ovviamente immancabile granita da Alfredo.... ;)

sklero di delle 9:54:00 PM 

Ecco il mio primo post da Lipari. Da Lipari dopo quasi un anno. E non so come sto.
E' strano. Più di quanto immaginassi.

Mentre ero in viaggio ho scritto pezzi di post, frasi sgrammaticate e confuse, parole senza senso. Ma non so se ho voglia di postarle... in fondo le ho scritte più per me che per chiunque altro. Perché questo blog è un po' come una canzone... alla fine il ritornello si ripete sempre.

sklero di delle 12:21:00 AM 

martedì, luglio 10, 2007


A Pamplona faceva un freddo cane, son tornata a Valencia ieri malatissima. E oggi di corsa in ospedale.
Ci trascorro 2 ore, più mezz'ora al centro di salute di Benimaclet. E solo oggi mi rendo conto di quanto sia rimasta sola. Di come sul serio sia tutto finito. Di come sul serio siano andati tutti via. Sola ad aspettare circondata da visi preoccupati, vecchini collassati, smorfie di dolore. Con questa cazzo di tosse e la gola che brucia ogni volta che respiro... sola senza nessuno che si chieda come stia. Perché son tutti in viaggio o tornati alla loro vecchia vita. Ok non sto morendo ma starmene qui così mentre fuori c'è un sole da paura non aiuta a scacciare via il malessere...

E' come se la vita fosse in stand-by. Almeno per me.

sklero di delle 5:51:00 PM 

sabato, luglio 07, 2007


E ieri, anzi l'altro ieri, ho salutato lui. E non penso lo rivedrò. E' stato strano. E sarà strano non incontrarlo più ovunque. E non so come sarà, oltre che strano.
Spero solo che mi faccia bene. Perché queste sono le ultime parole che voglio spendere su di lui. Non voglio più pensarci, ricordarlo, parlarne. Finalmente andrò per strada senza la speranza/paura di incontrarlo. Voglio solo dimenticare. E' stato bello ma si volta pagina.

E stavolta per bene.


Addio bimbo. E' stato bello conoscerti, ma è stato bello anche dirti addio. Non so per te, ma per me è stato un addio dolce e triste e perfetto così. Come un cerchio che si chiude una volta per tutte.

Suerte para todo, e buon viaggio ovunque tu vada...

sklero di delle 6:46:00 AM 

giovedì, luglio 05, 2007

E vorrei esprimere con parole quello che provo, quello che ho vissuto, quello che ho ricevuto. Vorrei che ogni singola persona capisse quanto è importante per me, vorrei capisse esattamente cosa mi ha dato e in che misura. Ma non sono brava a sufficienza. E questo compito è troppo arduo per me. Forse in questo blog son riuscita a lasciare tracce di questo mondo, forse l'ho fatto con le foto, forse l'ho fatto con le mie azioni. Forse no. Ma spero di si. E spero che chi legga e abbia qualcosa da dirmi, lo dica. Perché ne ho bisogno da morire.......

sklero di delle 1:10:00 PM 

Mi sento infinitamente triste.
Cerco di essere serena, di andare avanti, di pensare alle vacanze, alle cose belle che ho vissuto, alle cose belle che verranno. Ma ogni addio è una pugnalata. Ogni addio lascia il suo vuoto dentro di me, piccolo o grande che sia... e ho bisogno di non stare mai sola, di ricevere un abbraccio ogni tot, di sentire che ci siamo ancora. Di sentire che non è ancora finita del tutto. Di sentire che nella forza di un abbraccio qualcosa resta. Un'energia nascosta, un qualcosa di speciale che è già ricordo mentre lo si vive, un bisogno di aggrapparsi forte agli ultimi istanti insieme e a quello che resterà.
Non riesco a immaginare come sarà qui a fine luglio quando tornerò. E poi a settembre. O forse sì. Non riesco a immaginare neanche i prossimi 2 giorni. Barcelona, o Pamplona, o rimanere qui aggrappata con tutte le mie forze a questi ultimi giorni. Non ne ho idea. E non sono in grado di pensare, questo vuoto mi uccide.
Lunedi Carmelo verrà a dormire qui, fino a sabato. Finché non andrò via. E mi farà bene avere qualcuno con cui condividere quest'ultima settimana, con cui cercare di scacciare via questa sensazione di stare camminando su un mondo in dissolvenza. Dissolvenza al nero.
E si ricomincia da capo.

E come sarà, io proprio non lo so.

Questo è stato il mio mondo molto più di quanto non lo sia stata Bologna durante 5 anni. E io non so se lo scrivo adesso perché ci sono ancora dentro, su questa zattera di salvataggio in mezzo al mare, o se lo penserò ancora tra un anno. Quello che so è che è stato stupendo. E devo dire grazie a un mare di persone, devo dire grazie a questa città, all'America's cup, a mia madre che mi mantiene qui, a questo sole, a tutti i sorrisi che ho incontrato in questo viaggio. A tutti gli abbracci che ho ricevuto, che ho dato, alla forza di queste amicizie ora aggrappate con le unghie al tempo che resta. E che spero vadano avanti, nel tempo.
Questo tempo tiranno che vorrei tanto poter fermare.

sklero di delle 12:55:00 PM 

domenica, luglio 01, 2007

E in questi giorni è tutto così strano.
E ciò che ti aspetti non succede mai, e poi ti accorgi che in fondo forse neanche lo volevi.
E cio che non immaginavi neanche, all'improvviso, succede. E cambia attimi, minuti. E ti porta via. All'alba sul ciglio di una strada al ritorno verso casa, o in una piazzetta di Benimaclet in cui non sei mai stata prima.
E ti porta via, anche solo per un po'. Ed è più magico di tutto quello che ti aspettavi. Proprio perché non te l'aspettavi affatto.
E il giorno dopo ci ripensi e ti ritrovi a chiederti se sia successo sul serio, perché è così irreale.
E vorresti parlarne con qualcuno. Perché forse, una volta pronunciate, le parole restituiscono consistenza alle favole effimere. Perché forse si ha bisogno di dar loro un nome per credere che siano vere.
Anche solo per un po'.
E' l'espressione della mia vita. La ripeterei fino alla noia. Racchiude il senso di questi giorni, di queste settimane, di queste notti, di questi baci, di queste parole, di questi sguardi, di questi ruoli indefiniti, di questo mondo.
Anche solo per un po'.
E ti lasci trasportare finché l'"anche solo per un po'" non finisce.
Finché queste notti attraversate da equilibri precari, da sentimenti confusi, da flussi di energie ignote, da vibrazioni di irrazionalità ti portano via con se'...
E ti ritrovi a galleggiare in un mondo in cui tutto e niente può succedere. In cui l'unica verità è la pura possibilità. In cui smetti di farti domande e ti lasci trascinare, ti lasci vivere. Come in un film. Come nel film dei film. Come in un racconto urbano di fate e folletti. Come in una strana vacanza. Come in una bolla di sapone.
Come in una favola effimera.

sklero di delle 2:52:00 AM 

giovedì, giugno 28, 2007

Appena tornata a casa dal Party ACTV + Party voluntarios all'Umbracle...
Tutto pazzesco. Come ogni volta che ti aspetti una serata assolutamente nella norma. Niente lo è stato, almeno per me.
E vorrei tuffarmi a letto ma alle 9 devo essere al porto.
Doccia fredda e via, sperando di non collassare lungo la strada...

fatemi un grosso in bocca al lupo!

sklero di delle 8:00:00 AM 

martedì, giugno 26, 2007

Rinchiusa al Media Center finora (sono ancora qui, zaino in spalla, in procinto di andar via), a studiare, o perlomeno a provarci (ho anche collassato sul libro). Con Carmelo e Giacomo che ogni tanto passavano a vedere se ero ancora via. Con due occhiaie formato famiglia.

Ho preso 8 all'esame di spagnolo, nivel B1. Dato che ho cambiato livello, confesso che è una doppia soddisfazione, e penso già di iscrivermi al B2 intensivo anche se qualcuno mi da della pazza...

Ma per l'esame di domani la vedo nerissima.
Poco male, al max lo rifarò a settembre. Però non posso fare a meno di tentare. Sempre.

E incrociamo le dita anche stavolta!

Coraggio, son già a quota -2!!!! ^____^

sklero di delle 10:42:00 PM 

lunedì, giugno 25, 2007

E i giorni volano.
E' passato il mio esame di diseño y dirección cinematografica (se l'ho anche superato, questo non lo so ancora) e anche quello di spagnolo.
E' passato San Juan.
E' passato l'inciucio con il tipo toscano (il secondo, per essere precisi).
E' passata la mia pausa dall'America's Cup.

E così sono di nuovo qui, da ieri. All'AC TV, con non poca soddisfazione. Mi piace l'ambiente, mi piace il mio lavoro, mi piace l'idea di essere tornata. Mi mancava il porto, anche se non lo sapevo. L'ho capito non appena ci ho rimesso piede, con la mia solita uniforme (che, chissà perché, dopo soli 13 giorni mi va già stretta... colpa della fame nervosa da studio?) e un nuovo pass. Ora non ho solo la O, ho anche la P e la I. Ho indovinato una nuova lettera e comprato una vocale! ^^
Lavoro con Majiu, una ragazza finlandese supersimpatica, sempre sorridente, e Ronnie, il mio capo italo-svizzero, simpatico anche lui e un po' pasticcione, almeno questa è la prima impressione. C'è anche Caroline, che lo stressa un po' ma alla fine gli dice "that's perfect".
E poi c'è che ora ho accesso anche al Media Center. E non è poco, dato che ho un esame mercoledi e uno venerdi. E qui si studia da dio. Sala giornalisti con vista sul mare.

E con questa vi lascio e torno al mio libro (mancano solo 110 pagine!!! Ce la farò?).

sklero di delle 5:34:00 PM 

mercoledì, giugno 20, 2007

Ieri: tentativo disperato di studiare in una biblio più caliente di un forno. Poi ritorno a casa e mi aspettano pulizia e spesa e cenetta con Ferdi [e indovinate che vino porta? Proprio quello rubato da casa sua-abbandonato sulla spiaggia-ritrovato da S.-riportato a casa di Ferdi] e Giulia e un Rojelio perennemente ipnotizzato dalla tele. Assaggia appena ciò che io e Giulia, future donnine da sposare, abbiamo preparato (ci starebbe "con amore" ma in questo caso gli ometti non son proprio quelli giusti ^^").
Poi passiamo da casa di Giulia, invasa dalla comunità turca, e via allo Studio. Ballo sul cubo, me la tiro un po'. Il messicano si degna di chiedermi se vado da lui proprio mentre sto andando via. Beh, in questi casi tirarsela è salutare. Alzo i tacchi che non ho e torno a casa senza pensarci 2 volte.
Stamattina tragedia: ho l'esame di spagnolo alle 12 e mi sveglio alle 11.30. Era prevedibile. Cazzo. Mando un sms a Johannes, e mi risponde che posso far l'esame domani. E' la mia ultima possibilità. E così vado a studiare da Carmelo fino alle 20. Si sta bene. Si chiacchiera ma non troppo. Finisco il libro. E incrocio le dita per domani.
Torno a casa, faccio la spesa, preparo dei calamaretti (che si riveleranno di un gommoso impossibile) per la cena e corro da Giulia. Ceno con lei e Olgu. Solite risate. La invidio perché hanno un rapporto stupendo, mentre io sopporto appena i miei coinquilini. Soprattutto dopo le pulizie rimandate e le feste a sorpresa alle 5 del mattino proprio quando mi tocca alzarmi alle 8, e i condom galleggianti nel wc, e le urla in portoghese, e le distese di bucce di semi di girasole nel comedor, e le loro mutande bianche flosce in bella mostra ogni santo giorno (insomma, ragazzi! Così si vede benissimo che sotto non c'è nulla!). Beh, di motivi ne ho a sufficienza. E cmq è andata così. Cerco di considerarlo come un training per il mio spirito di tolleranza. Mi tocca contare fino a 10000 per non prenderli a sassate, ma sto diventando piuttosto brava. 1... 2... 3... 4... 5... 6... 7.. ....................
Fumiamo mille sigarette (perlomeno io), parliamo del nostro erasmus, guardiamo le foto, ce le scambiamo. S. mi chiama, oggi ha fatto l'ultimo esame. Che invidia...
Alla fine vado via che son quasi le 2.

E domani di nuovo mille cose da fare: esame di spagnolo, certificato di un altro esame, studio, studio, studio....

Wonderwoman mi fa un baffo (per non dire un'altra cosa!)............... *_________*

sklero di delle 2:35:00 AM 

lunedì, giugno 18, 2007

Per ora sono in quella fase in cui ricomincio a vivere tutto senza angosce, senza tristezza. In cui la serenità mi avvolge.
3 esami fatti, nell'ordine, il 5, il 6 e il 12 giugno.
Il primo è andato benone, 6.3 su 7 che equivale a un 9 su 10 e a un 30 italiano. Non pensavo... devo essere più intelligente di quanto credessi. E ora attendo gli altri risultati, ma senza ansia.
Vedo Giulia quasi ogni giorno, io vivo al n.7 e lei al n.2, e per 2 mesi verrà a vivere a casa nostra al posto di Felipe. Sarà bello avere lei accanto in un periodo in cui non ci sarà quasi nessuno dei nostri amici. Almeno con lei non si smette mai di ridere! ^^
Venerdi scorso superfesta dell'America's cup. Entro con Carmelo, Giulia e Juan Carlos. Filo mi presenta come la sua migliore amica qui a Valencia, a una tipa che mi chiede "ma com'è che tutti ti presentano come la loro migliore amica?". Chissà. Tanti amici e ni un ometto. Alla festa c'è il mondo. Ma alla fine, dietro la facciata da festa strafiga, mi annoio anche un po'. C'è persino il tipo della biblioteca, ma ovviamente con un'altra. C'è il tipo messicano, e non ci caghiamo molto. C'è lui, che come sempre si incolla a chiunque in modo quasi patetico. Io son così ubriaca che che gli passo accanto palpandogli il sedere con nonchalance. Diciamo che è una delle poche cose che gli salvo ora che lo conosco meglio. Mi manca un po' pensare che fosse così speciale, ora che il velo di Maya (era maya??? boh!!! Devo ripassare Schopenhauer) è caduto giù. Ma è meglio così. C'è Johannes [vestito da hippie], con cui non trascorro molto tempo. Mi lancia sguardi dubbi, gli piaccio un casino e ciò mi molesta. Perché vorrei poter essere affettuosa con lui come con i miei amici. Ma questo mi blocca. Alla fine vado a dormire da Filo, mi da il solito pigiama e va bene così. Meglio dormire con un amico che con un ometto da una sera e basta. O uno che ha le stelle negli occhi e dopo un po' si rivela come tutti gli altri.
Sabato Carmelo viene da me, e improvvisiamo un pranzo. Pasta uovo, piselli, pancetta e sottilette. Inaspettatamente buona. Dopo, mi tocca una scarpinata alla ricerca di una cintura per i suoi pantaloni bianchi. Su e giù per Calle Colon, per Blasco Ibanez... e alla fine la trova proprio sotto casa. Non lo strozzo solo perché gli voglio troppo bene. E perché lui è fatto così. E forse se non fosse fatto così non lo adorerei.
Dopo passo da Giulia, si va da me a recuperare la ricetta del cous cous. Un salto al mercadona sotto casa e via. Prepariamo il cous cous con verdure e curry per la cena da Ferdi e Laura. Viene buono, è riuscito meglio altre volte ma non fa nulla. Mi doccio, impacchettiamo tutto e via sul bus. Alla cena mangio tantissimo, ci sono persone che non conosco, c'è Duarte che mi dice che una persona forse ci raggiungerà dopo, c'è Francesco di Livorno che ci illumina con la sua filosofia di vita e mi fa venir voglia di trasferirmi a casa sua. Dopo si va tutti in spiaggia a un doppio botellon (o anche di più... c'è gente ovunque... io e Giulia maciniamo km prima di riuscire a trovare un posto abbastanza appartato per far pipì!). Incontro Tonino e Daniele, i miei ex-coinquilini di Patraix.. mi mancano!!!! Però pazienza... Patraix era veramente troppo in culonia. Io e Giulia gironzoliamo salutando tutti e bevendo tinto de verano rubato da casa di Ferdi. Abbiamo anche una bottiglia di vino chiusa, il cavatappi è sparito come per magia dalla busta e non sappiamo come aprirlo. La abbandoniamo in spiaggia. Io trovo una bottiglia di vodka lemon camminando in mezzo alla gente. La tiro su, penso "è piena, bene! Questa viene con me!". Ne bevo metà, non capisco più nulla ma non so come faccio a non star male. Oggi tocca a Giulia. Alla fine arriva la persona che sto aspettando [e ha in mano un vino: "l'ho trovato in spiaggia!". Impiego un attimo per riconoscere l'etichetta. Io e Giulia scoppiamo a ridere... è il nostro!]. Non me l'aspetto. E non mi aspetto succeda nulla. E invece, e invece...
Quasi all'alba ci ritroviamo a dormire insieme sui cuscini del divano in camera di Ferdi. E' strascomodo, ma chi se ne frega. Sto bene così. E ora, voglio solo godermi tutto, vada come vada. S. mi ha detto che ho la fama di una che pensa al futuro. No, nel futuro vedo solo despedidas. Quindi penso al presente, il mio futuro include solo i prossimi 3 giorni e stop. E spero che nei miei prossimi 3 giorni siano sereni come questo lunedi. In cui devo studiare ma non riesco a preoccuparmici più di tanto. In cui ho voglia di chiamarlo ma non ci muoio. In cui forse, dopo secoli, il nostro piso sarà di nuovo pulito!



Primera ley del botellon: el tinto de verano trae siempre suerte!

sklero di delle 5:28:00 PM 

martedì, giugno 12, 2007

Oggi ultimo giorno da volontaria. Aquabus escenario con Maira, una ragazza brasiliana. Finisco alle 15. Pranzo con gli altri, mangio qualcosa come un pranzo di natale, saluto tutti e vado via. Passo da casa, mi doccio e mi cambio e via da Carmelo. Studio qualcosa come meno di 10 pagine in 4 ore. Ogni 5 minuti partono discorsi nuovi, sigarette, cerco di studiare ma è inutile. Mi piace il suo comedor incasinato, il divano con il copridivano a fiorelloni (...erano fiori?), la luce, la sensazione di non essere sola. Gli chiedo se ha della frutta, sparisce per qualche minuto e torna con una banana in mano. Ha in cima uno spruzzo di panna dalla forma equivoca. Che idiota. Scoppio a ridere per non so quanti minuti prima di riuscire a mangiarla, quasi non respiro. E al final non studio quasi nulla. Domani non so cosa scriverò su quel foglio bianco. Ma non importa. Non importa perché oggi sto bene. Ciò che resterà di questi giorni non è certo un numero su un foglio. Non è quello che conta. Resteranno quel divano, quella luce che irradia la stanza, la faccia di Carmelo che non riesce a concentrarsi sul libro per più di 3 minuti, il sapore del suo cafè cortado (che in realtà è un caffelatte) coi biscotti. Resteranno le risate per la banana, la nostra spesa insieme al mercadona. Resterà il suo chiamarmi "Ciciua" davanti ai suoi coinquilini che dicono "Que?", e a cui devo spiegare che non mi chiamo così. Resterà l'atmosfera di un pomeriggio che ho scelto di passare così pur sapendo che non avrei studiato quasi nulla. Resterà tutt'altro che un inutile pezzo di carta... e va bene così, va bene così.
E domani, come dice Noemi, farò affidamento al mio spirito di improvvisazione.
E speriamo funzioni.

sklero di delle 1:23:00 AM 

sabato, giugno 09, 2007

Ogni giorno è peggio. Ogni giorno vivo, mi diverto, sto con i miei amici che adoro.
Ma ogni giorno, ogni santo giorno, mi sveglio senza respiro. Con un nodo in gola che non va via. Mi sento schiacciata. Schiacciata da questa sensazione da fine di un'epoca. Schiacciata da questa sensazione di vivere in un'Atlantide che sta per affondare....
L'erasmus volge al termine, e ogni volta che mi siedo qui a studiare mi sembra di buttare via il mio tempo. Vorrei essere fuori, nel sole, a vivere tutto a mille come prima. Ma mi restano 4 maledetti esami da fare....

sklero di delle 11:13:00 AM 

martedì, giugno 05, 2007


(da un'idea di Ester - le scarpine son le sue!)

A Simo che è tornata a casa prima del previsto e che mi manca già! A Simo che sa dove tornare, e che invidio un bel po' perché io non ne son sicura....... un bacione bella!!!! Mi mancheranno le nostre cenette dal cinese! ^^

sklero di delle 11:36:00 PM 

lunedì, giugno 04, 2007

Disperazione pre-esame. Questi cacchio di testi preparati dal prof sono incomprensibili.

10 minuti fa:
scendo per le scale e sento 3 ragazzi spagnoli dire "madre miaaa" tra di loro dopo avermi lanciato un'occhiata strana.

oddio... sono così rossa?! T___T

sklero di delle 7:48:00 PM 

Oggi tutto ok.
Sveglia alle 8, buongiorno con nuova musichina scaricata durante la notte & leche-colacao-cereali, lavoro al porto, pranzetto, casa, doccina e biblio. C'è anche il tipo che mi piaciucchia. Così studio più contenta.

Ma... oggi mi sono ustionata.... porca puzzola, cos'ho che non va? :/

sklero di delle 6:18:00 PM 

domenica, giugno 03, 2007

Oggi è uno di quei giorni in cui mi scivola tutto addosso. In cui mi trascino lentamente dentro una bolla ovattata cercando di difendermi dal mondo, cercando uno sguardo amico. E' uno di quei giorni che non mi piacciono per niente.

Questo è uno di quei post che cancellerò. Scrivo perché ho bisogno di mettere bianco su nero quello che provo, di vomitare i pensieri e sentirmi meglio. Ma non voglio ricordarlo.

Voglio dimenticare. Voglio lasciarmi tutto alle spalle. Tutto quello che mi fa male, che non mi serve. E tenere per me solo la mia vita attuale, ciò che mi fa stare bene, giorni diversi da questo.

A volte penso ad alcune persone. Penso "dovrei chiamare, perché è giusto così."
Penso "Prima o poi lo farò."
Ma poi mi rendo conto che vivo meglio senza. E allora, perché farlo?
Il senso di dovere non serve proprio a un cazzo.
Ciò che serve è vivere, vivere come cazzo si vuole e basta. Lontani dalla coscienza collettiva, da un'idea di famiglia che non sempre coincide con la realtà, dai canoni imposti da chi non sa un cazzo di te e di cosa ti serve per stare bene.

Beh, per cominciare: Lipari fuori dalla mia vita. Fuori tutti. E che entri solo chi voglio io. I miei amici. Quelli vecchi, quelli nuovi.

Oggi decido io e vaffanculo tutto il resto.

sklero di delle 12:26:00 PM 

sabato, giugno 02, 2007

Giovedi:
biblio, corso di idioma, pranzo spettacolo (arroz con gambas y calabacín), biblio, uni per sapere un po' com'era l'esame di Biosca (che io farò il 12), poi di nuovo biblio, caffé con Duarte e i suoi amici, a casa per una doccia al volo e poi con Johannes verso Benimaclet.
Arriviamo al Barraca verso le 21.15. Non c'è ancora nessuno. Ordiniamo una birra, pian piano arrivano gli altri. Bigno, Simo, Cleme, Laura, Filo, Alessandra che è arrivata oggi, Ale, Martin, Marilina, Luca, Ciccio e spero di non aver dimenticato nessuno. Beviamo birra, sangria, spritz, limoncello. Mangiamo piramidine di pasta fredda e francobolli di pizza, speck con il pane e arachidi. Parlo tutto il tempo in spagnolo, nonostante l'alcol e la stanchezza. Non so come faccio. E in men che non si dica è quasi l'1. Andiamo via un po' in bici, un po' in taxi. Io, Laura e Ciccio accompagnamo Johannes a casa. Deve lasciare lo zaino con il vino portato per una cena poi boicottata.
Andiamo dietro plaza Honduras. Si ficcano tutti in un pub. Anzi, in uno stanzino di un pub, a giocare a freccette. Io, Luca e Johannes (e tratti anche Bigno, Filo e Ciccio) entriamo al Flow. Il posto è squallido, il dj incapace. Ma i pezzi in se' son de puta madre. Mettono su persino Under mi sensi. E' uno dei miei riddim preferiti... e drum n' bass mi mancava. E in generale mi mancava la drum n' bass. L'ultima volta l'avrò ballata al Link. E se non erro l'hanno buttato giù da 2 o 3 anni. E quindi chi se frega del posto, del dj. Stiamo da dio. Beviamo una birra, balliamo. E balliamo. E balliamo.
Dopo passa Ferdinando, propone Plaza del Cedro ma poi sparisce. E invece noi, io, Ciccio e Johannes, ci andiamo. Ci sono Sergio, Duarte sbronzissimo che zompetta tra le siepi, c'è la polizia. E' tardissimo, son le 4. Si torna a casa.
E il mattino dopo sveglia alle 10.30. E' dura, ma mi tocca. Enro e Felipe son già in piedi, e senza la loro divisa abituale (slippino floscio). Son già vestiti, mi preparano il caffè. Que pasa? Mi spiegano che vogliono iniziare una vita nuova, alzarsi a un'ora decente, fare cose. Mah, vediamo quanto dura....
Alle 12.45 vado al Multius. C'è la presentazione dei lavori per il corso della Del Rey. Il nostro progetto si chiama Fuego en el fuego. Distribuisco cerini promozionali mentre gli altri iniziano a parlare. Alla fine la prof non dice molto, non ha obiezioni, il progetto e la presentazione la soddisfano. Bene. Smessaggio un po', passo da Giulia per una sigaretta e due chiacchiere. Corro a casa, preparo lo zaino con il cambio per la serata, cerco disperatamente il pass che credo di aver perduto (ma che alla fine ritrovo) e corro, in ritardissimo, al porto. Arrivo alle 15.55, devo ancora pranzare e in teoria l'orario di inizio è alle 16. Saluto Martin, Marcelo, Filo, Bigno e Mauricio e scappo. Pranzo al volo facendo 2 chiacchiere con Fillo e poi seguo Carlos.
Mi tocca il parque. Insieme a Chiara, Silvia (una nuova volontaria colombiana), Teo, Borja e un nuovo tipo spagnolo di cui non ricordo il nome. Non c'è molto da fare. Anzi nulla. Andiamo a fare un giro, cazzeggiamo sul muretto, io sto un po' con Filo e Bigno che giocano con gli scacchi giganti (sono nella mia area, quindi posso :P). Vado a far merenda e alla fine mi ritrovo davanti Johannes. Mi riaccompagna al parque, cerchiamo gli altri. Sono in giro a cazzeggiare. Proviamo l'ossigeno nel tendone Ford, ci tuffiamo nelle palline Coca Cola, torniamo al centro dei volontari perché sto male. Giusto a colazione Enro e Felipe mi hanno chiesto come cavolo faccia ad andare a dormire tardissimo ed essere in piedi al mattino per fare mille cose. Ecco come faccio. Credo di essere wonderwoman ma poi all'improvviso mi ritrovo sdraiata sui cuscinoni del centro volontari perché mi sento una pezza.
Bevo un te' freddo con 2 bustine di zucchero e mi riprendo. E per fortuna la sera arriva. Spiaggetta del centro dei volontari. Festa anomala. Ci sono solo birre, senza comida. Io e gli altri colonizziamo un ombrellone e un monte di sdraio. Ale si piazza lì con noi perché dice che il nostro gruppo è pieno di guapas. E, concedetemi un po' di orgoglio nazionale, le italiane alzano la media. Riempiamo i tavolini di lattine vuote. Mi ritrovo a far lezione di italiano agli spagnoli. "Repitalo! Miiinchiaaa!". Faccio persino alcuni brevi video dei miei nuovi alunni. Cantiamo Cumpleaño feliz a Carlos che compie 22 anni. Sto bene. O starei bene se non fosse per una piccola inquietudine di fondo...
Passo dall'Estrella con gli altri, ma io e Johannes andiamo via quasi subito. Ale è sparito. Elisa cerca di attaccarcisi senza risultato. Chiamo Filo, loro son da Marcelo. C'è ancora la pizza. Ci fiondiamo in bici verso Cardenal Benlloch. Pizzaaaaa. Alla fine ne mangio persino troppa. Johannes mi accompagna a casa a lasciare lo zainone con l'uniforme. Passiamo al New York, gli altri son già lì. Non piace a nessuno, fuggiamo subito. Passiamo al Walk About ma io ho troppo sonno, sono a pezzi e vado a casa. Son già le 3. Johannes insiste per accompagnarmi come sempre. No sè que pasa. Sto da dio con lui e spero solo che resti tutto esattamente così com'è. Le ragazze (e i ragazzi, claro) vanno e vengono, gli amici restano.

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sklero di delle 1:54:00 PM 

venerdì, giugno 01, 2007

Ieri serata spettacolare... non una di quelle in cui penso "devo disfrutar di ogni momento, devo divertirmi". Una di quelle in cui non pensi, ti diverti e basta. E vai a letto distrutta ma felice.

[continua...]

sklero di delle 11:47:00 AM 

mercoledì, maggio 30, 2007

Rrrrieducacional channel!!!

... ma voi lo sapevate che i puffi in Spagna si chiamano Pituffos?

Tutto ciò è fantastico!

E non chiedetemi perché.

sklero di delle 3:49:00 AM 

Il mio difetto più grande?
Il vizio di vuotare sempre il sacco. Anche quando non è necessario, anche quando non devo. E' più forte di me.
E poi mi ritrovo a pensare a mille "se" e "ma"... ma perché è così difficile cambiare?

In più continuo a scrivere qui non so per chi.
Sono noiosa, inconstante, indiscreta, egocentrica in modo quasi patologico.
Mi chiedo che tipo di persone, oltre ad alcuni miei amici, si celino al di là di questo monitor, di questa rete infinita di sapere, di immagini, di pezzi di vita.
Controllo il contatore. Ieri record di visite: 27 o 28.
Chi sono queste 27-28 persone? Io saprei elencarne solo 4-5 al massimo. Chi mi legge dalla Spagna usando un Mac con Safari come browser? Chi dall'università di Valencia? Chi dagli Stati Uniti? Probabilmente son finite qui per caso...
Ma perché, con una media 20 visite giornaliere (son poche ma è sempre più di 0), nessuno lascia mai un messaggio?
Il mio tono è così perentorio da non lasciare spazio ad altre parole? O ciò che scrivo è così insignificante?

Non lo so. Ho sonno e vado a letto.

Vorrei raccontare di sabato e delle riprese per il corto in metro e davanti a un sexy shop, di me e Ester che ci ritroviamo in questo supermercado del sexo a ridere come pazze, della festa a casa dell'ennesimo Luca poi trasferitasi da Sergio causa polizia (io ero la 51!!!), di un nuovo amico che si chiama Johannes, del fatto che sabato ero fuori come un balcone e mi sono addormentata in giro come sempre, di Sarah che era più fuori di me e quando Duarte le ha offerto il gelato gli ha risposto "queste polpette fanno schifo!", di Carmelo che quando ho bisogno c'è anche se poi sparisce sempre chissà dove, di Ferdi che s'è innamorato, di me che sto come in una bolla di sapone galleggiando senza sapere dove andare, di me che ho iniziato a studiare, di me che continuo a cambiare look perché è la mia testa che cambia, di Ferdi che continua a ripetermi che sono la numero uno (ma non ci crede nessuno), di Filo che mi ha appena chiamato e ha chiuso la telefonata con "ricordati che ti amo", di Carmelo che bromea sempre dicendomi "puedo aprovechar de ti?" e mi porta in bici sulla canna andando a zig zag rischiando di cadere ad ogni metro mentre delle tipe ci osservano preoccupate e cantano un motivetto sul conducir, di Ciccio che mi coccola sempre tanto (e non capisco se è solo perché mi vuole bene o se ci sta a prova'), di lui che non vorrei incontrare mai più ma Valencia è troppo piccola, di tutta la musica che sto scaricando: Mika, Linkin Park, Brigitte Bardot, Vive la fete, Hole, Nine Inch Nails, Patti Smith y màs.
Però non ho voglia, non ho tempo, non ho un punto di vista stabile per più di 10 minuti.

Stasera:
mi ritrovo a fare l'ennesima putada. Ma neanche più grande delle solite... solo una ciliegina su una torta andata a male.
Dopo incontro Melo, mi corrompe per una seconda cerveza all'Estrella e via. Sono in roller, lui in bici e va a finire che gli scrocco un passaggio per Avenida del Puerto. Poi passo da Bigno e Filo, prendo la bici e via a docciarmi e a recuperare una cosa. Sento Johannes e andiamo insieme a cena da Bigno e Filo, c'è anche una sua amica, Margherita. A cena siamo i 5 nominati più Ale, Ciccio e Cleme. Lasagne buonissime. Puccio il pane a turno nel ragù e nel sughino delle lasagne. Ascoltiamo la mia musichina nuova. Sfumazzo ma non troppo. Ho addosso una magliettina idiota. L'ho presa oggi da Zara. Ha su una specie di m&m's fuxia umanizzata in sovracomunicazione, e tante scritte attorno che non si leggono bene perché non sono abbastanza piatta. Ho addosso questa magliettina idiota perché mi sento triste e ho bisogno di tutto questo. Di una cena. Dei miei amici. Delle loro coccole. Di una maglietta idiota su cui ridere su. Della mia felpa preferita con le stelline. Di questi capelli rossi anche se adoravo il mio colore. Di questo silenzio costellato di canzoni. Di questa pace. Di questo buio.
Di andare a nanna perché tra 5 ore suonerà la sveglia...

sklero di delle 2:18:00 AM 

domenica, maggio 27, 2007

Va tutto bene
non ti devi preoccupare non per me
mi sono fatta male
ma ho imparato come si fa

occhi sorridenti
una pulita alle braghe
nessuno può volere i soldi che non ho
e i miei sogni sono complicati
ti assicuro quelli no
va tutto bene e se respiri forte
c'è ancora un poco d'aria
sotto quest'odore di motore

la febbre può farti crescere
di un altro centimetro almeno
che l'aspetto ha la sua importanza
e del cervello puoi fare a meno
but I am a country boy
e una casa non ce l'ho
condivido questo inferno con te
e quando voglio canto
va tutto bene
spero davvero anche per te
il tempo è dei peggiori
anche per fingere
impara a cadere presto
perché presto succederà
e intanto ridere delle cose
che qualche volta ti servirà

but I am a country boy
e futuro non ne ho
vivo il giorno che fra un po' finirà
e quando voglio canto

[Country Boy - Tre Allegri Ragazzi Morti]


DSCN1265
Originally uploaded by Cicia
Questo giorno me lo prendo tutto per me. Per la mia musica, per i miei libri, per i miei pensieri. Stare in pigiama tutto un giorno... e scrivere, pensare, camminare lentamente per casa. Staccare per un po' da questo Grande Fratello valenciano... vivere questo giorno solo per me e per nessun'altro. Senza preoccuparmi del vestito, dei capelli, del sorriso, delle parole che metto in fila. Senza preoccuparmi perché ho bevuto troppo. Senza preoccuparmi di come tornare a casa.
Perché ci sono già.

sklero di delle 2:32:00 PM 

sabato, maggio 26, 2007

Bigno sostiene che 1 anno-erasmus corrisponda a 7 anni-uomo.
In Italia la vita è più dilatata. Ogni giorno è un giorno e basta, qui no. E il tempo vola, le cose cambiano con una rapidità vertiginosa tra i paletti che scandiscono ogni settimana.
Lunedi Studio, martedi Cafe Paris, mercoledi Caribbean e così via.
E così ogni settimana è diversa ma anche uguale a se stessa.
E più sto qui più mi rendo conto che io, che vivo sempre tra passato e futuro, qui mi ritrovo spiazzata. Volo in bici sui pensieri e mi rendo conto che il mio passato, ora che son qui, non risale a più di un mese e mezzo fa. Non mi ritrovo quasi mai a pensare a ciò che è successo prima. A volte dimentico persino di avere una casa a Bologna, molti più amici di quelli che sento su msn. A volte dimentico persino di avere una famiglia, una casa in Sicilia. So tutte queste cose, fanno parte di me, ma non mi toccano più come prima. Non mi soffermo mai a rivivere le sensazioni come un tempo. Mi sembra appartengano a un'altra me, a un'altra epoca. E' come se vedessi tutto attraverso un vetro opaco.
E in questi giorni a volte provo a ripensare a lui. E devo far fatica per ricordare esattamente quello sguardo in cui mi perdevo. E allora lo lascerò andar via. Non cercherò più di trattenerlo nella mia memoria... lo lascerò volare via, insieme a lui e al suo sorriso che ora chissà dov'è... insieme a quelle 12 ore per volta insieme... insieme a tutto ciò che è più che un ricordo sbiadito. Restano le parole scritte, la musica, un indirizzo. Resta un vago senso di sconfitta. Ma non c'è tempo per pensarci. In 24 ore son già trascorsi 7 giorni-uomo... il tempo vola, i ricordi anche. E cosa resta? Non so.

sklero di delle 3:05:00 PM 

E la vita ricomincia, ancora una volta.
Anche in un giorno in cui non hai dormito neanche un'ora, paralizzata dalla nausea e da mille pensieri, parole e discorsi che non riesci a mandar via.
Un giorno in cui succede di tutto. Succede anche di aprire la porta di casa e ritrovarsi immersi nella nebbia. Puzza di bruciato irrespirabile. Sta andando tutto a fuoco? No, stavolta ci è andata bene. Quel genio del mio coinquilino è uscito di casa lasciando una pentola con i fagioli sul fuoco. Lo chiamo, mi risponde "ma sono uscito solo per 2 ore". Non ho parole.
Un giorno in cui non trovo la carta d'identità, la spazzola, la testa.
In cui lavoro solo 2 ore all'America's Cup. Anzi, non lavoro. Sto seduta su un muretto a parlare con Laura e Daniel perché no hay nadie. Arrivo alle 18 e già alle 20 si va tutti via.
In cui i miei amici mi salvano la serata con una cena-festa a base di pesce, birra e vino, di idiozie che ci fanno ridere come matti.
Simulano un matrimonio. Filo fa il prete, e la faccia ce l'ha. Martin regge gli anelli in accappatoio. Marilina (con in testa la bandiera della Sicilia) e Bino si sposano. Noi lanciamo il riso, e so che lo ritroveremo ovunque nei prossimi mesi.
Il mio programma era cena, porro e nanna.
E invece, e invece... alla fine torno alle 5.30.
Cena, Estrella, Las Animas, Estrella e dopo Gandahara.
E ora eccomi qui.



My way - Frank Sinatra

And now, the end is near;
And so I face the final curtain.
My friend, I'll say it clear,
I'll state my case, of which I'm certain.

I've lived a life thats full.
I've traveled each and every highway;
And more, much more than this,
I did it my way.

Regrets, I've had a few;
But then again, too few to mention.
I did what I had to do
And saw it through without exemption.

I planned each charted course;
Each careful step along the byway,
But more, much more than this,
I did it my way.

Yes, there were times, I'm sure you knew
When I bit off more than I could chew.
But through it all, when there was doubt,
I ate it up and spit it out.
I faced it all and I stood tall;
And did it my way.

I've loved, Ive laughed and cried.
I've had my fill; my share of losing.
And now, as tears subside,
I find it all so amusing.

To think I did all that;
And may I say - not in a shy way,
No, oh no not me,
I did it my way.

For what is a man, what has he got?
If not himself, then he has naught.
To say the things he truly feels;
And not the words of one who kneels.
The record shows I took the blows -
And did it my way!



E poi applauso finale


... ragazzi ma quanto siete stron*i?!

(però in fondo vi voglio bene anche così!!!)

sklero di delle 5:22:00 AM 

venerdì, maggio 25, 2007

Da oggi smetto di fumare. O forse da domani.
Smetto di uscire.
Di bere.
Di andare in giro travestita da quella che non sono. Da quella che fa la vamp, che si mette in vetrina, che fa finta che questo cazzo di paese dei balocchi sia reale.
Di innamorarmi dei piccoli dettagli delle persone che conosco ogni giorno.
Di vivere a mille.
Di giocare sull'orlo dell'abisso.

Ci si può salvare da tutto tranne che da noi stessi. E io... io... ho bisogno di essere salvata da me stessa.

Ora. Non voglio aspettare un giorno di più.

sklero di delle 4:55:00 PM 

mercoledì, maggio 23, 2007


Nanna alle 5. Alle 8.30 sveglia per grabare. Come sempre non abbandono la mia Nikon.

E i risultati eccoli qui (in aggiornamento)! ^^

sklero di delle 9:24:00 PM 

America's cup ieri: molo dell'aquabus del Globo. 2 maroni. E' praticamente deserto. Prendo il sole, mi guardo intorno, penso, finisco di leggere "La ragazza delle arance". Alle 20.30 Carlos ci dice che possiamo andar via. Vado al centro volontari e poi fuggo a casa. Mangio un'insalata, mi doccio, mi preparo per uscire. Sono stanca ma non mi va di stare in casa. Dopo ore con i capelli arruffati dal vento in un molo deserto ho bisogno delle mie ore quotidiane di guapitudine. Vado allo Studio con i soliti. Ho una gonna microscopica e svolazzante. Per strada a ogni soffio di vento rischio di dare spettacolo. Mi prendo male. Ma in fondo chi se ne frega. Faccio la scema con Laura. Prendiamo a turno uno dei nostri amici e gli balliamo incollate. Calamitiamo sguardi e commenti, foto. In fondo è un gioco. E' un gioco ballare con la tua gonna microscopica e sapere che tanto basta per poterti portare a casa chi ti pare. E' divertente farlo sapendo che non vuoi portarti a casa proprio nessuno. O perlomeno nessuno dei presenti. E' bello stare in vetrina sapendo che nessuno può comprarti. Da' come un senso di velata onnipotenza. E' un gioco malato ma mi diverte.

In fondo basta poco.









America's cup oggi: trenino Aduana-China Team con Roberto. Non faccio quasi nulla. Controllo che le corde siano chiuse, cazzeggio con gli altri volontari, do info quando me le chiedono, scatto foto e faccio video, grido "Hola guapo!" a Carmelo che entra al Media Center. Mi diverto. Fa un freddo cane, ma non importa. Finiamo di "lavorare" alle 20.15. E poi briefing e via. Prendo la metro con Federica e Luca.
Arrivo a casa prima delle 21.30. Ceno con 2 tramezzini. Faccio 3 tiri e mi preparo per andare al Tucan. Lezione di salsa fatal. Si balla cambiando compagno in media ogni 30 secondi. Volte, giravolte, passi sconosciuti. Il maestro (alto 1.50, brutto come un rospo e simpatico come un calcio in culo) mi liquida sempre in meno di 10 secondi con fare impaziente. Cerco di farmi trasportare, senza capire nulla per almeno metà della lezione. Poi trovo un tipo paziente che mi prende in simpatia e prova a spiegarmi tutto, e un po' ci riesce anche. Ha i capelli lunghi e gli occhiali, parla l'italiano. Ha un'età indefinita. Mi ricorda Pedro. Quando finiamo sono a pezzi.

Fumare prima della lezione di salsa? Mai più!

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sklero di delle 2:27:00 AM 

lunedì, maggio 21, 2007

Il complimento più bello che vi abbiano mai fatto?

"Ella es divina", riferito a me.

...

Tìo, que cogno fumaste ayer?!

sklero di delle 2:03:00 AM 

sabato, maggio 19, 2007

Da mercoledi faccio la volontaria all'America's Cup. Non so neanch'io perché. Sarà perché Ale e Carmelo mi han fatto il lavaggio del cervello. Sarà perché mi piace come mi sta la divisa. Sarà l'idea di far parte di un'altra grande famiglia, l'ennesima dopo 5 festival senza vedere un centesimo... non lo so. Fatto sta che son stanca, ma felice. Parlo un sacco in spagnolo, un po' in inglese, un po' in italiano. Conosco ogni giorno un sacco di gente, volontari e non. Sto al sole, all'aria aperta, vicino al mare. Pensavo non mi mancasse. Ma da brava isolana quando c'è sto da dio.
Oggi: molo dell'aquabus vicino all'Estrella. Passa Ale a trovarmi, sta con me e Samanta almeno un'ora. Si prende benissimo e inizia a parlare con la "y" argentina anche lui. Dopo, 2 birre... una con loro due e una con gli altri volontari, su un divano sempre sul punto di ribaltarsi. Dopo, di corsa a casa in bici. Cena super-rapida, doccia, e di nuovo via. Da Simo-Bigno-Filo-Blasco. E al botellon in spiaggia.
Ci sono praticamente tutti, c'è la sangria, c'è la maledetta sabbia che si insinua dappertutto.
C'è anche lui. Più bello del solito. Ha come una luce strana negli occhi. Sarà l'alcool, sarà la spiaggia, sarà che non me l'aspettavo. E' strano incontrarlo ora che ho smesso di cercarlo. E' quasi più bello così. Parlargli per qualche minuto, punzecchiarlo e poi andar via. E chissà quando ci si rivedrà. Forse oggi, al porto. Forse domani. Forse lunedi. Forse la prossima settimana. Ho voglia di lui, ma la tengo sotto controllo senza troppa fatica. Inizio a pensare che la discussione di venerdi scorso sia stata terapeutica.
Lo saluto e raggiungo gli altri al Gandahara. Mi piace. Bevo una birra, ballo con le altre e poi vado a cercare Filo. Questa volta è lui ad aver bevuto troppo. Simo lo porta via in taxi, e io e Ciccio andiamo a recuperare le bici. Passiamo dalla "zia" perché ho fame (tanto per cambiare). Poi a casa di Filo a riportargli la bici. Lui dorme, come tutti. Troviamo svegli solo Simonetta e Blasco. Bigno arriva dopo pochi minuti. Spegnamo la luce a Simo che, causa ospiti, dorme sul divano con Blasco. E andiamo via. Fumiamo una sigaretta, parliamo. E' tutto ok. Sono felice. E corro via in bici, come sempre in questa città.
In Manuel Candela vedo una chioma riccia e scura che riconosco. Emilio. Lo saluto, poi mi giro e vedo che si è fermato. Torno indietro, facciamo 2 chiacchiere. Son già le 5 del mattino. Gli dico della festa di domani. Gli do la buonanotte. E corro via.
Finalmente casa...


Una pregunta esistenziale:
ma perché, ovunque vada, son sempre controvento?!


sklero di delle 6:19:00 AM 

giovedì, maggio 17, 2007

Ho voglia di scrivere mille parole, di descrivere questi giorni vissuti a perdifiato. Ma son già pronta a correre via, di nuovo.
Ieri ho rivisto lui, per caso. Ero certa di non incontrarlo. E invece...
E' stato strano, diverso da tutte le altre volte. E forse anche meno peligroso.

Meglio così.

sklero di delle 4:17:00 PM 

mercoledì, maggio 16, 2007

Perché sei sempre triste?, gli ho chiesto.
Non sono triste.
Sì che lo sei.
Non è quello, mi ha detto. Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

(A. Baricco, Questa storia)

sklero di delle 3:20:00 AM 

martedì, maggio 15, 2007

Sono da Bigno-Filo-Simo-Blasco.
Ieri pizza qui, sangria e via verso lo Studio. Semivuoto. Musica deludente. Solita folla di uomini ingrifati. Arrivo, prendo una birra e me la offre un tizio al bancone. Accenno un "gracias" e fuggo. Vado a ballare. Mosconi molesti ronzano intorno a me e Laura. Non so se per via della sua micro-gonna, o della mia. O del fatto che siamo guape, o pensiamo di esserlo. Ciccio è la nostra salvezza. Balliamo con lui, percepiamo sguardi invidiosi che lo penetrano (in senso figurato ovviamente, in un altro senso ha già dato). Stiamo lì fino alle 5 del mattino. Bacio un chico, non so se son convinta. Mi accompagna a casa contro la mia volontà. Affronta una scarpinata inutile per la seconda volta. Buonanotte e via. Poco dopo ricevo un sms, è lui che accenna al fatto che son salva perché ho le mie cose, che l'ha capito. E invece si sbaglia. Non ho le mie cose. Solo è stato un bacio fine a se stesso. E non bisserò. Perché poi devo anche sentirmi in colpa per la sua scarpinata. E non mi va.
Smanetto sul blog. Copiando il codice del counter sbaglio. E incasino tutto. Mi ritrovo davanti un blog post-moderno, con tabelle e post sovrapposti. Vado in panico. Con un po' di pazienza rimetto tutto (quasi) a posto. Vado a dormire alle 8. Alle 11 ho la sveglia. Non la sento. Mi sveglio alle 11.56 o giù di lì. Mi chiamano dall'America's Cup. Cazzeggio al pc. Mi doccio. Esco. Vado al corso di idioma. Alla seconda ora come al liceo. Dopo la lezione chiedo info a un tipo tedesco che ha lo zainetto da volontario. Infatti lo è. Mi spiega come accreditarmi e tutto. Perché stamattina, sveglia da 5 minuti, non ci ho capito una mazza.
Faccio una breve spesa e torno a casa. Pranzo. Metto su una lavatrice. Temporeggio perché mi tocca andare in centro, e fino alle 17 è tutto chiuso. Sforo. Non vado più. Alle 18.45 esco di casa per andare al porto. La metro mi mette l'ansia. Recupero la mia uniforme, mi accredito e vado all'Estrella. Vedo Carmelo esaltatissimo come sempre, che dopo 10 minuti mi lascia sola per correre dalla sua bella. Adocchio un divanetto, mi ci fiondo e non mi schiodo di lì. Alle 20.30 arriva Bigno. Poi Ale e Filo, Giacomo e Michela. Bevo 2 birre, controllo gli shorts. Cazzo son microscopici. Mi toccherà cambiarli.
All'alba delle 22.10 andiamo via. Ultimo tranvia appena passato. Filo e Bigno sono in bici, io no. Filo porta il sacchettone con l'uniforme, e Bigno porta me. Mal di chapèt a manetta, ma perlomeno non mi tocca camminare per chissà quanto. Ceno qui con un kebab e le patate fritte. Fanculo dieta. Chi se ne frega, tanto son già guapa così. O perlomeno cucco. Beh, insomma. Chi se ne frega e basta.

sklero di delle 11:15:00 PM 

And so it is
Just like you said it would be
Life goes easy on me
Most of the time
And so it is
The shorter story
No love, no glory
No hero in her sky

I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes...

And so it is
Just like you said it should be
We'll both forget the breeze
Most of the time
And so it is
The colder water
The blower's daughter
The pupil in denial

I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes...

Did I say that I loathe you?
Did I say that I want to
Leave it all behind?

I can't take my mind off of you
I can't take my mind off you
I can't take my mind off of you
I can't take my mind off you
I can't take my mind off you
I can't take my mind...
My mind...my mind...
'Til I find somebody new

[The Blowers Daughter - Damian Rice]

sklero di delle 7:49:00 AM 

lunedì, maggio 14, 2007

E ieri la vita ricomincia. Sveglia alle 15. Un tramezzino e via verso la spiaggia.
Ci sono Laura, Simo, Fox, Omar, Simona e altri. A un certo punto mi ritrovo impanata come una cotoletta. Maledetto gel abbronzante. Faccio la doccia gelida con accanto un tipo che continua a chiamarmi chica guapa, tenendomi pigiato il pulsante della doccia. Perché tenerlo pigiato e toglier via la sabbia con una sola mano è un'impresa impossibile. Sento la mancanza dei miei ciottoli siculi. Mi rivesto con il bikini ancora umido e via verso l'Estrella, all'America's Cup.
Arriviamo lì, io e Cleme, e vedo delle spalle familiari. Una testa rasata e abbronzata. Gli metto le mani sugli occhi. Non indovina, ma è felice di vedermi. E' Carmelo con altri volontari. Me li presenta. Sembrano tutti così simpatici, c'è anche una tipa brasiliana di origine thai (adoro le persone thai!!!! *_*). Prendo una birra, parlo con Clementina. Del nostro erasmus, dei nostri obiettivi, di ciò che ci siamo lasciate alle spalle e che dovremo affrontare una volta tornate. Di come questi 6 mesi siano solo per noi, assolutamente per noi e per nessun'altro. Mi chiama Bigno. Arrivano Laura e Fred, il suo nuovo tipo belga. Prendo una seconda birra. E quando arriva Bigno son già più sorridente del solito. Decidiamo di bissare con un secondo aperitivo. E così, alle 20.20, partiamo alla volta di Benimaclet. Vaghiamo un po' perché Bigno non ricorda il nome della strada. Ma al final arriviamo in questo baretto gestito da un tipo friuliano. Birra e pane con lo speck e chiacchiere. Goduria. Mi sento felice. In fondo basta poco.
Torniamo verso casa mia alle 22.30, orario in cui ho dato appuntamento agli altri. Rinuncio all'idea di fare una doccia, cerco di sistemare in fretta e furia i vestiti e gli oggetti sparsi in ogni angolo. Intanto Bigno cucina, come ogni volta che lo invito. Dovrei anche smetterla di essere così poco ospitale... ma dopo 3 birre l'importante è non dare fuoco alla cucina. Pian piano arrivano Filo, Ale, Laura, Carmelo, Cleme e, dopo cena, Ciccio. Mangiamo pasta con panna, tonno e piselli. Io ho così fame che non la vedo neanche. Quasi nessuno tocca la sangria e la birra, siamo ancora disidratati dal week-end. Io più di tutti. Alla fine della serata ci ritroviamo in 8 ad affollare la mia stanza. Chi sul pavimento, chi appoggiato alla porta, chi incastrato sul letto. Ciccio racconta le sue storie incredibili degne di Zelig. Siamo tutti un po' sfatti, pian piano gli altri abbandonano. Restano Ciccio e Filo, che mi da' una mano a impilare piatti e posate in cucina. Un monton. Son le 3 e mezza o giù di lì. Mi danno la buonanotte e vanno via. Cerco di collegarmi per scrivere qui, ma nulla. Ci rinuncio e mi sbatto a letto.
Stamattina mi sveglio alle 9, pensando fosse mezzogiorno. Guardo l'orologio del cellulare, è troppo presto. Mi rimetto a dormire. Alle 11.30 ci rinuncio. Mi alzo. Faccio colazione e smessaggio con alcune persone. Anche con il tipo conosciuto dopo il torneo. Mi fiondo sotto la doccia perché è tardi, e via in bici verso la poli. Penso di non conoscere la strada, ma vado a occhio e ci azzecco. Trovo Bigno, Filo e Cleme. Mi siedo con il mio panino con la tortilla e la birra presa pigiando il pulsante sbagliato. Dopo pranzo proviamo a cercare un divanetto alla casa dello studente. Nada, tutti occupati. Ci sdraiamo sul prato. E c'è il sole. C'è Filo che coccola me e Cleme, che ci ripete a turno "sei la ragazza più bella di tutti i tempi" (frase che, pronunciata da lui, ha perso ogni significato). C'è Bigno che scopre radioblog e smanetta per creare la sua playlist. Ci sono io che sto da dio.
E tutto il resto non lo scrivo. Ma solo per scaramanzia.
Voglio solo ricordarmi questo giorno. Pieno di sole, di energie, di abbracci, di voglia di ricominciare a stare da dio e a vivere tutto a mille. Mi viene in mente una frase "Questo è il primo giorno del resto della mia vita". Era American Beauty? Chissà. Ciò che importa è che mi sento esattamente così.

sklero di delle 9:00:00 PM 

Agli occhi degli altri le impronte che lascio sulla terra sono due.
Ma nel profondo del mio cuore so che quelle impronte ne hanno dietro di se' molte altre.

[H2Odio]

sklero di delle 1:29:00 PM 

domenica, maggio 13, 2007

E al final, all'alba delle 2, sono uscita.
Maglia scollata, cintura a pois, gonna a palloncino longuette, decoltè, capello rosso (ah già, ho dimenticato di scriverlo), sangria e via... verso una festa in piso sovraffollata che poi scopro essere di Stefano, un tipo che ho visto per la prima volta in aeroporto 2 settimane fa e poi ho rivisto ovunque.
Bevo qualcosa, sopporto sorridendo Marcelo che mi versa la sangria addosso, mi ruba una sigaretta e mi propone di andare da lui come sempre (non desiste oh). Il 26 andrà via, mi mancheranno i suoi riccioli e le sue guanciotte morbide quando le baci, il suo chiamarmi "Cicio"...
Fumo una sigaretta con Ferdi, stanco ma gasatissimo per i suoi goal. Mi dice che oggi si parlava di me, che tutti mi fanno i complimenti, che sono una chica muy divertida. Gli chiedo "In che senso? Perché mi ubriaco e dico stronzate?". "No, perché sai stare con la gente". Ah. Non me lo aspettavo.
Cerco Daniel e Marco, li trovo e si va via insieme a Laura e C., che arriva non appena usciamo. Beve vodka secca, fa il carino più del solito e non capisco perché. Vaghiamo dal Rumbo in cui non entriamo (e davanti al quale dobbiamo sopportare Enro ubriaco che ci prova con Laura), al Velvet che chiude poco dopo il nostro arrivo al Murray che costa 12 euro a casa. Accompagnamo Laura e poi C. mi accompagna a casa. Non capisco perché, non so bene come comportarmi, cosa si aspetti da me. Sotto casa lo saluto, mi da un mezzo bacio e scappo via.
Con queste scarpette ticchettanti mi sento un po' come una cenerentola senza principe azzurro.
Dieci minuti dopo sono la bella addormentata, sono le 5 e crollo sul letto vestita e truccata.
Ma non è il principe azzurro a svegliarmi. Dopo un tempo imprecisato Enro mi sveglia molesto, inizia a sbattermi in faccia le sue verità su lui e su me con un'arroganza che mi infastidisce. Gli rispondo di lasciarmi in pace, che lui era stupendo ma è arrivato troppo tardi per farmi veramente male. Che forse più di tutto ciò che conta è una sorta di soddisfazione personale, il sapere che qualcuno ti cerca, che ti vede speciale. Forse è un gioco da stronza. E quando perdo mi incazzo. E ricomincio a giocare. Ma lui non capisce. Spegne la luce, tira giù la tapparella, toglie dal letto il mio telo umido appallottolato. Si sdraia accanto a me, continua a parlarmi con quegli occhi rossi da ubriaco e sostiene di dirmi tutto questo perché mi vuole bene. Che sono una bambina, che lui è molto più maturo di me.
Sarà.

sklero di delle 3:20:00 PM 

sabato, maggio 12, 2007


Non so come ho fatto a essere alle 10 a Xativa per le riprese del corto. Con una resaca della madonna e un mal di testa che tuttora non mi abbandona. Ma ce l'ho fatta. Ed è questo ciò che conta. Mi son divertita, e ho scattato foto a tutti per qualche ora. Seduta sul pavimento con la scusa di trovare punti di vista inediti. In realtà non mi reggevo in piedi. Siamo un bel gruppo di lavoro. Mi piace osservare Miquel che, chino sulla videocamera, graba tutto concentrato con quei suoi occhioni scuri. Mi piacciono le ragazze, il modo in cui si impegnano ridendo come matte, le loro magliettine freak al di fuori delle mode valenciane. Ester con le sue mille decoltè stranissime. Il tipo che interpretava lo scienzato pazzo, con la resaca pure lui. I due gemellini con gli occhi un po' a mandorla, gli occhiali e l'espressione corrucciata. Mi spiace non essere partita a settembre, non averli conosciuti prima.
Dopo le riprese son tornata a casa, ho chiamato Laura per andare a vedere il torneo di calcetto. Pullman appena partito. L'ultimo. Perfetto.
Prendo la metro per Empalme seguendo le indicazioni di un tipo che poi Laura mi ha presentato (ma non ricordo se fosse Duarte o chi altro), arrivo lì e mi ritrovo in questa stazioncina assolata in mezzo al nulla. Vado a controllare gli orari dei bus. Niente bus di sabato. Perfetto.
Chiedo info a 2-3 persone, aspetto la metro per 15 minuti. Scendo alla fermata prima di Paterna. Anche lì stazioncina assolata in mezzo al nulla. Non ci sono taxi, non ci sono scritte le fermate dei bus. Chiedo in un bar, mi dicono di chiedere all'autista del primo bus. E così mi siedo sul marciapiede, assolato come tutto il resto, e mi lascio attraversare la pelle dal calore del sole, mentre fumo una sigaretta e scambio due chiacchiere con un africano che aspetta il bus e non capisce il mio spagnolo.
Dopo 20 minuti arriva il bus, chiedo all'autista che mi dice che il bus diretto per la ciudad deportiva di sabato non passa. Perfetto. Mi lascia alla fermata più vicina, mi indica la strada e scendo.
E così mi ritrovo a camminare sul bordo di una strada, accecata dal sole, distrutta dalla resaca. Una situazione surreale. E cammino, cammino in mezzo al nulla. Solo strade e case lontane e campi abbandonati alla mia destra. Fisso le piante, mi concentro sui miei passi, uno dopo l'altro. La vegetazione è quasi identica a quella della mia isola. Ci sono le stesse piante selvatiche che crescono nel nostro giardino a Pirrera e tutt'intorno. Scorgo solo 2 fiori mai visti. Ma per il resto mi sembra di camminare in un sogno. Luce accecante, via sconosciuta, solitudine assoluta. Ripenso a Lipari, alla mia mamma, alla mia vita, all'assurdità della situazione in cui mi ritrovo.
Invio un sms a Laura "sto camminando in mezzo al nulla, forse prima o poi arriverò...".
E infatti, dopo 20 minuti andando (tempo d'attesa fisso di questo giorno), e 2 ore dalla partenza da casa, arrivo alla ciudad deportiva. Lì ci sono i miei amici, il mio coinquilino, c'è un sacco di gente, ci sono Ferdi, Sergio e Duarte gasatissimi per il torneo. C'è la Giulia che mi chiede di ieri sera.
E per tutto il pomeriggio mi lascio coccolare un po' da tutti, mi lascio cuocere dal sole, mi lascio pensare senza stare a sentire. Guardo le partite, esulto con gli altri. Cerco di ignorare la resaca, il mal di testa e questo vago senso di sconfitta. Non per l'addio, ma per il fatto di aver capito ancora una volta di non essere così speciale. O di non esser stata capace di mostrare di essere speciale. Perché in fondo la differenza non è poi così importante.
Alle 20.30 prendo il pullman di ritorno con Laura. Io intravedo già il mio letto, quando sento il tipo davanti protestare perché la parada non è al mestalla ma a plaza de espana. Mi intrometto in un microsecondo, chiedo "Perché?!". C'è la partita.
Scendiamo dal pullman rassegnati, e intanto scambiamo 2 chiacchiere con questo tipo dall'aria simpatica, già visto a mille feste e con cui ieri, causa iper-espansività molesta alcolica, ho parlato invitando lui e i suoi amici a passare dal botellon al Gandahara.
Dobbiamo far la spesa tutti e 3 perché son già le 21. Cerchiamo un Mercadona, lo troviamo quasi subito. Il tipo si ricorda di ieri sera, io, lui e Laura ci presentiamo e parliamo un po', in coda e lungo la strada. E' simpatico, è qui da gennaio e conosce pochissimi italiani. Mi ritrovo a invidiarlo, io ne conosco veramente troppi.
Prendiamo la metro a Xativa. Mentre siamo su ci chiede se abbiamo msn. Laura non ce l'ha. Io gli rispondo di si e gli dico "Se vuoi ti lascio il mio contatto!". Mi risponde "Non voglio essere invadente, ti lascio il mio e poi decidi se aggiungermi". Non me l'aspettavo. Be', annoto il suo contatto e dopo 2 fermate scendo, saluto lui e Laura. E sbaglio uscita della metro. Mi ritrovo sotto casa sua. Cammino rapida sul marciapiede opposto, e non vedo l'ora di arrivare a casa.
Finalmente arrivo. Pizza. Riesco a mangiarne solo metà. Mi addormento e mi chiama Daniel, poi mia madre. Ci rinuncio. E ora son qui indecisa se andare a una festa in piso con Daniel e i suoi amici, da Laura o ficcarmi a letto e tirarmi le coperte fin sopra la testa....

sklero di delle 11:53:00 PM 

Appena tornata a casa, in bici, dopo una notte fatal.
Non ho la resaca, peggio.
Corro a tuffarmi sotto la doccia sperando di non affogare.
E l'unica cosa che riesco a dire è

Grazie Filo

Grazie di tutto... sei un amico, un0 di quelli con la A supermaiuscola. Stanotte non so come avrei fatto senza di te...

sklero di delle 9:19:00 AM 

venerdì, maggio 11, 2007

.: grida e respira di vita vera
non rimpiangere né promettere
perché è difficile ricominciare :.

[M!N]

Piccola parentesi infantile prima di studiare, con una citazione da una canzone dei Marysun Nicotina che non ascolto da anni e che mi riporta, così come questi mesi di erasmus, al mio primo anno di uni. Al punk-rock, alle nottate stortissima all'estragon, ai porri fumati in balcone osservando le auto passare, agli skleri con le stronze, agli skleri con Fra, ai sorrisi di Ernesto e al suo chiamarci tutte "paperedda", al profumo del suo caffè in sala quando al mattino uscivo dalla mia stanza, eran sempre le 10 o le 10.30, lo ricordo ancora (o forse credo di ricordarlo)... mi sembra sian passati secoli. Eppure mi sembra incredibile che siano passati tanti anni. Nella mia testa sono ancora al liceo, vivo a Lipari con i miei gattonzoli e la mia famiglia non ancora disastrata e il mio typhoon sbiadito che adesso scorrazza per l'isola con Nora e Marco. E allo stesso tempo, a tratti, mi sembra di non avere un passato. Di aver vissuto sempre qui, in questo piso, con queste persone che tuttavia non conosco affatto, di aver sempre corso in bici per le strade di Valencia...

La mia mente è posseduta da una concezione del tempo assolutamente distorta. In cui il tempo non è lineare, ma ciclico, ripiegato, spiegazzato, acciambellato su se stesso come un gatto.

Potrei perlomeno vantarmi di avere una concezione dello spazio esatta e razionale.

Ma a giudicare dal modo in cui continuo a investire mobili, oggetti e persone direi proprio di no.

sklero di delle 4:14:00 PM 


sklero di delle 1:00:00 PM 


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